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Umbria, giudice e avvocati indagati per ocorruzione: chiuse le indagini

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Chiuse le indagini per corruzione per il giudice di Spoleto, Tommaso Sdogati, la compagna, l’avvocatessa, Nicoletta Pompei e il suo collega di studio Mauro Bertoldi. L’accusa, cristallizzata dal sostituto procuratore di Firenze, Luca Tescaroli, resta quella per cui i tre erano stati, in momenti diversi, destinatari di misure cautelari. Ma l’avviso di conclusione delle indagini non è arrivato solo ai tre professionisti. Nella parte fiorentina delle indagini che riguardano l’avvocato tuderte, Mauro Bertoldi, entrano anche due coniugi di Gubbio. Entrambi, assieme a Bertoldi e alla collega Pompei, sono indagati per traffico di influenze illecite. Mentre in un primo momento l’accusa era stata rivolta solo ai due legali e loro sembravano parti offese, gli accertamenti svolti dalla Procura fiorentina devono aver fatto emergere nuove evidenze. L’accusa a Bertoldi, Pompei, Alessandro Bagiacchi e Santina Di Vivo, è la seguente: “Previo concerto si facevano dare indebitamente da Alessandro Bagiacchi e dalla moglie Santina De Vivo, la somma complessiva di 11.500 euro, materialmente consegnata in quattro occasioni a Bertoldi, quale mediazione verso il delegato alle vendite nominato dal tribunale di Perugia, vantando di avere con lo stesso relazioni in realtà inesistenti, anche per il tramite di un ignoto commercialista”. Il fine è sempre stato quello di far posticipare l’asta per l’alienazione di casa loro, per far abbassare il prezzo e cercare di recuperare i fondi necessari per tornare in possesso del bene.  Dall’accusa di corruzione invece si era difeso con forza il giudice Tommaso Sdogati, difeso dagli avvocati Guido Rondoni e Roberto Erasti, dicendo di non aver effettuato alcuna operazione contraria ai suoi doveri d’ufficio per favorire la sua compagna e il suo collega di studio, Mauro Bertoldi. Nessuna pressione insomma, come invece sostenuto dall’accusa, per far conferire incarichi di delegato alle vendite immobiliari al tribunale di Spoleto a mauro Bertoldi. L’unico, tra i tre, che è ancora ai domiciliari