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Perugia, truffati dagli assicuratori per 350 mila euro

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Oltre 15 persone truffate per centinaia di migliaia di euro. Tutte convinte di aver stipulato delle polizze sulla vita, invece avevano solo consegnato i loro risparmi a dei truffatori - padre e figlia - che, non solo glieli hanno rubati, ma non hanno neanche acceso alcuna polizza. Ad accorgersi del raggiro, portato alla luce da una indagine dei militari del gruppo tutela economia del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Perugia, sono stati per primi proprio i clienti gabbati. Loro i primi a sporgere denuncia e far scattare gli accertamenti che sono sfociati in ben 9 fascicoli di indagine. Nelle denunce gli esponenti hanno lamentato la mancata contabilizzazione dei premi assicurativi, per un ammontare complessivo di circa 350 mila euro, versati molto spesso con degli assegni. I querelanti hanno rappresentato di aver sottoscritto polizze assicurative “ramo vita” e di aver pagato, talvolta per anni, premi assicurativi per migliaia di euro i quali sono poi risultati non contabilizzati attraverso il sistema informatico della compagnia, e quindi non hanno incrementato l’importo investito dai vari clienti. Le indagini sono state eseguite attraverso l’escussione a sommarie informazioni dei soggetti informati sui fatti, l’analisi della documentazione assicurativa acquisita, nonché quella acquisita presso gli istituti di credito ove interessati in ordine all’incasso dei titoli di credito. L’attività investigativa ha permesso di rilevare che i soggetti indagati: non hanno aggiornato la posizione assicurativa dei clienti in ragione dei premi incassati; hanno prodotto e consegnato agli ignari clienti documentazione assicurativa contraffatta, come polizze ed estratti conto, attraverso i quali veniva raffigurata una situazione in linea con le somme versate, ma, di fatto, in assoluto contrasto con quanto riportato nella contabilità ufficiale. Gli assegni riscossi, nella maggior parte dei casi, sono stati versati su di un conto corrente intestato alla società riconducibile agli indagati anziché sul conto corrente dedicato di un altro istituto di credito e intestato all’agente assicurativo di riferimento. L’indagine finanziaria ha interessato sei diversi istituti di credito e tredici rapporti bancari, alcuni dei quali caratterizzati da un’elevata operatività.