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Diana Krall, eleganza e calore

(foto Belfiore)

Claudio Bianconi
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Il jazz è nato come musica popolare e ad essa sta progressivamente tornando. E' sempre più diffuso il riferimento alle pop song per una rilettura trasversale e personalizzata ad opera di musicisti che rientrano nell'ambito del jazz. Operazioni dal duplice aspetto: da un lato più facile perché fa riferimento ad elementi ampiamente condivisi e quindi riconoscibili, dall'altro più difficoltoso perché il rischio è possedere già un termine di paragone con il quale raffrontare le rivisitazione. Diana Krall, nel corso della serata dall'arena Santa Giuliana, dove è tornata per la terza volta nel corso degli ultimi sette anni, ha voluto rifuggire le regole della promozione a tutti i costi. Pur avendo sfornato un album al termine dello scorso e quindi avendo tutte le motivazioni per riproporne almeno alcune tracce, è rifuggita dal canone consueto per ristabilire la sua “dimensione” musicale attorno a un elegante mainstream arricchito dalla sua voce vellutata e scura. Cita Nat King Kole, Burt Bacharach, celebra parte del song book americano con l'ausilio di un fantastico quartetto con Anthony Wilson alla chitarra, Karriem Riggins alla batteria e Robert Hurst al contrabbasso.