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Scappano dal terremoto e aprono norcineria

Claudio Bianconi
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Quando dopo la scossa del 26 ottobre decise di fuggire da quello che sembrava essere diventato un posto dimenticato da Dio e perseguitato dal profondo della terra, non avrebbe mai immaginato che gli esiti della sua storia sarebbero stati questi. Dopo quella terribile scossa di terremoto che sconvolse la tranquilla quotidianità di Norcia, segnandola per sempre, Mirsad (Michele) insieme a sua moglie e ai tre bambini, si ritrovarono ospiti di un albergo di San Feliciano, senza poter immaginare quale sarebbe stato il loro futuro. Il loro negozio di norcineria nel cuore di Norcia era inagibile, i bambini avrebbero dovuto patire il disorientamento di un cambiamento così repentino e tutto quello che era stato costruito nel corso di anni di lavoro sembrava volatizzato nel nulla. Solo il senso di solidarietà che si manifestava con chi condivideva la stessa sorte sulle rive del lago Trasimeno, sembrava alleviare il senso di angoscia e di impotenza di fronte alla tragicità degli eventi. Quando poco dopo una donna del luogo anch'essa mamma – non la dimenticherò mai sottolinea Michele – manifestò uno slancio di generosità: lei madre capì istantaneamente che quella famiglia e quei bambini avevano bisogno di aiuto immediato. Così Chiara insieme al marito Giovanni Poggioni, mise a disposizione di Michele e della sua famiglia un locale a titolo gratuito per poter continuare a lavorare. Si trattava solo di organizzare un servizio di trasporto da Norcia a Magione dove era il negozio, per poter continuare a vendere i prelibati prodotti di Norcia: salami di tutti i tipi, prosciutti Dop, tartufo, lenticchie di Castelluccio e tutte le tipicità e le prelibatezze nursine. Fu un segno del destino che permise al giovane e tenace macedone di non cessare del tutto la sua attività. Così a Magione di fronte all'Ufficio postale, dopo una quindicina di giorni, agli inizi di novembre, fu possibile assaporare i prodotti di quella terra martoriata che, nel frattempo, tenta di risollevarsi da una sorte crudele. Allo stesso tempo per i magionesi si profilò la possibilità di manifestare quel senso di viva partecipazione nei confronti di chi doveva patire tutti i disagi della condizione di terremotato. Ma la storia di Michele – preferisce farsi chiamare così in Italia – comincia molto prima, quando sette anni fa decise di seguire a Norcia sua moglie Ermira sposata due anni prima e conosciuta durante una festa familiare in Macedonia. Dapprima inizia a lavorare in un albergo come aiuto in cucina, poi, appassionato di montagna, decide di cambiare e trova impiego nell'azienda ovicola Zocchi di Agriano, frazione montana nursina. Il titolare nota le sue qualità di ottimo lavoratore e di intraprendenza, gli vorrebbe affidare l'azienda, ma qualcosa non va per il verso giusto e Michele è costretto a indirizzare l'attenzione altrove. A quel punto comincia ad accarezzare l'idea di incamminarsi sulla strada della norcineria, fiorente attività della località dei Monti Sibillini. Favorito dalla competenza della moglie, impiegata nell'azienda Lanzi, Michele trova le condizioni ideali per avviare un'attività in proprio nel cuore di Norcia. Gli affari cominciano a produrre i primi risultati, sino al terremoto, ai troppi terremoti a cominciare dal primo del 24 agosto e poi sino alle scosse devastanti del 26 e del 30 ottobre. Michele e Emira sono preoccupatissimi soprattutto per il futuro di Emir 8 anni, Umar 5 anni e Aisha appena tre anni. Ma reagiscono e insieme scappano sino alla ripresa dell'attività a Magione. La gente del lago li ha accolti così bene che decidono di aprire un nuovo locale a Passignano, “Le delizie di Norcia”. E' stato inaugurato martedì 18 aprile e deve essere ancora completato nei suoi complementi, compreso un banco di assaggi che verrà presto allestito. Ma Norcia è rimasta loro nel cuore. A Norcia abitavano nella loro casa in centro tuttora agibile ma collocata nella zona rossa. La decisione di spostarsi da Magione a Passignano – spiega Michele – l'abbiamo presa quando a febbraio il negozio di Norcia è stato dichiarato inagibile: a quel punto, nonostante Magione ci avesse dimostrato grande affetto con una grande quantità di visitatori soprattutto nel periodo natalizio, abbiamo pensato in vista della primavera e dell'estate, di spostarci in un luogo turisticamente più appetibile, sempre con la speranza di poter tornare a Norcia. Una speranza che comincia ora a svelare il suo vero volto di concretezza se è vero che la Regione sta lavorando per la delocalizzazione di ventiquattro attività commerciali in via della Stazione, di fronte alla Porta Ascolana tra cui sei-sette norcinerie. “Noi – sottolinea Michele - dovremmo essere tra i beneficiari di questo provvedimento. Ho già iscritto i miei figli a scuola a Norcia e spero che tutto vada bene, anche se sono stato piacevolmente colto di sorpresa quando a febbraio con il negozio inagibile decisi di affittare il locale di Passignano”. Ma nulla è perso perché a Passignano, ammesso che tutto andrà come previsto, rimarrà Fisnik (Simone), fratello di Michele, a gestire il nuovo negozio. Insomma Michele e famiglia guardano ora al futuro con maggiore ottimismo, una famiglia perfetto esempio di integrazione anche considerando il fatto che professa la religione islamica. “Non ho alcun problema – confessa Michele – a lavorare vendendo carne di maiale. Che non mangio. Sono islamico e rispetto il Ramadam, ma sono anche aperto alla fratellanza e al rispetto delle tradizioni altrui. Nel mio Paese conviviamo pacificamente tutti al di là di ogni credo confessionale. Mio nonno – conclude con una vena di orgoglio – è stato per sattant'anni imam e se fosse stato cristiano probabilmente lo avrebbero fatto santo”. Claudio Bianconi