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Valle dei fuochi, codice rosso nel registro tumori

Ecco come appare la zona interessata

Alessandro Antonini e Sara Minciaroni
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Nella mappa interattiva del Registro tumori umbro di popolazione (Rtup), selezionando il periodo compreso tra il 2004 e il 2011 per i nuovi casi di tumore che hanno colpito il cuore verde, il territorio compreso tra le frazioni di Pietrafitta e Tavernelle (Panicale) e il capoluogo di Piegaro si tinge di rosso. Sono poche, pochissime in Umbria le zone che assumono lo stesso colore ad indicare che i numeri sono più alti che nel resto della regione. Un dato che difficilmente può essere smentito, un dato per il quale è al momento impossibile stabilire una correlazione legata a fattori ambientali. Ma ricostruendo tutta la vicenda che riguarda l'inchiesta in corso nella Valnestore è proprio da qui che si è partiti. E' importante ricordarlo per non perdere la genesi di una storia che adesso vede scendere in campo i cittadini che reclamano certezze che riguardano la salute. Tutto ciò che è ne conseguito è a cascata. Era il novembre del 2015 quando è partita una mail indirizzata al sindaco di Piegaro Roberto Ferricelli nella quale era scritto "Pietrafitta è un paese di 800 persone ed ogni anno abbiamo tra uno e due casi di insorgenza tumore. Sappiamo tutti che è un discorso vecchio e ricorrente sul quale le persone si interrogano. Ricordiamo tutti pagine inquietanti della vallata che parlano di emissioni o di gestione di rifiuti con operazioni che hanno modificato anche la morfologia del territorio. Perché non chiediamo e promuoviamo un'indagine? Se poi scopriremo che i dati della vallata sono in linea con la media nazionale staremmo tutti più tranquilli. Se scopriamo che così non è invece, chiediamo un'indagine sulle possibile fonti nocive". E l'indagine è partita. A questo esposto se ne è aggiunto un altro dettagliatissimo con indicati punti di sotterramento ceneri e rifiuti e dettagli sulle emissioni della ex centrale. Ora il territorio è sotto inchiesta, tutto è sotto segreto istruttorio. Tranne al momento l'esito di un primo esame che ha rilevato una quantità di arsenico di 19,8 microgrammi per litro. Quando il limite è di dieci. Siamo a quasi il doppio del consentito. Ecco perché, dopo apposita segnalazione di Arpa e Usl, il Comune di Panicale ha vergato l'ordinanza che fissa il divieto di uso potabile del pozzo degli impianti sportivi di Tavernelle. Una falda inquinata da una sostanza che rientra nel percolato tipico (assieme ad altri metalli pesanti) delle ceneri da carbone interrate senza piatti di contenimento. Per questo l'Arpa ha inviato i dati in attesa che ulteriori indagini permettano di perimetrare l'area interessata dalla contaminazione (mappata tra le discariche e gli interramenti di ceneri e rifiuti nella Valnestore oggetto dell'inchiesta giornalistica del Corriere dell'Umbria e dell'indagine della procura della Repubblica di Perugia) per effettuare altri prelievi delle acque sotterrane. Intanto oggi è attesa la visita delle due commissioni consiliari regionali permanenti Ambiente e Sanità. Appuntamento alle 9,30 davanti al Comune di Piegaro. Il sindaco Ferricelli e e il collega di Panicale Cherubini accompagneranno i consiglieri regionali nei punti dove sono stati segnalati i sotterramenti di cenere.