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Omicidio di Ovidio, la Pro loco denuncia: "Non è stato protetto"

Ovidio Stamulis

Sara Minciaroni
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La morte di Ovidio Stamulis e le sofferenze fisiche e psicologiche subite dal diciassettenne di Pietrafitta potevano essere evitate? Se dall'inizio della vicenda che ha coinvolto il ragazzo fino al giorno in cui il patrigno lo ha ucciso a colpi di mattarello il 5 ottobre del 2012 fossero stati adottati senza ritardo più efficaci provvedimenti di protezione del minore, Ovidio sarebbe ancora vivo? E' questo ciò che con un dettagliato esposto alle procure della Repubblica di Terni e Perugia la Pro loco di Pietrafitta chiede che venga approfondito. Maria Cristina Mencaroni, a nome di una parte della comunità di Pietrafitta si è fatta portavoce di questa istanza, nella speranza che se esistono responsabilità oltre a quella di Cesarini (il patrigno omicida al quale la Corte d'assise d'appello ha confermato la condanna a trenta anni di carcere) queste vengano perseguite. Nell'esposto viene fatto presente anche che nella primavera 2012 la situazione familiare di Ovidio si era acuita, anche perché Cesarini era stato licenziato dal lavoro, con la differenza però che in questo periodo erano stati coinvolti anche i servizi sociali, per quanto il clima non migliorava. Insomma, secondo la comunità, Ovidio “sembrava non ricevere un valido sostegno dagli operatori dei servizi sociali. Ovidio appariva abbandonato”. “Il 2 ottobre 2012 - si legge nelle carte - Ovidio disse a Maria Cristina Mencaroni che nell'ultimo colloquio con il giudice avrebbe rivelato il tentativo di stupro che aveva subito da parte di Cesarini”, e quella rivelazione determinò la decisione di farlo trasferire in una casa famiglia, dove Ovidio però, rimandato a casa con il patrigno in attesa dei servizi sociali, non è mai arrivato.