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L'eredità da raccogliere

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Gualtiero Bassetti
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Dopo la canonizzazione della beata Angela da Foligno, nel gennaio scorso, oggi la Chiesa umbra vive un altro evento di straordinaria importanza: la beatificazione di Madre Speranza di Gesù, fondatrice delle Congregazioni dell'Amore Misericordioso e del Santuario di Collevalenza. Una singolare coincidenza che sembra quasi voler indicare come la storia sacra e la storia personale di uomini e donne assai diversi e distanti nel tempo si ritrovino unite nella comunione di fede che abbraccia i secoli e le più disparate esperienze umane. Quella della santità è una storia reale, concreta, incarnata da persone semplici, disposte a mettere da parte se stesse per far posto alla volontà di Dio. In questi luoghi la fede cristiana ha fatto germogliare esperienze di vita evangelica fra le più affascinanti. Il greve peccato degli uomini s'è intrecciato con il soffio sublime della grazia. Uomini e donne persi nel gorgo dell'esistenza hanno sperimentato il sapore di quella “vita nuova” che solo l'amore di Dio può suscitare. La storia dei santi umbri è, in fondo, una storia di misericordia, un intervento paterno e provvidenziale di Dio, che non rimane indifferente alle sorti umane, come cantò Jacopone da Todi: “La Misericordia, vedente che ll'om misero era sì caduto…, mandali messaio de sua gente c'a l'om misero li sia sovvenuto”. In questa storia plurisecolare s'è inserita la vicenda umana di Madre Speranza di Gesù, nata in Spagna, ma vissuta a lungo in terra umbra, dove è morta, nella “sua” Collevalenza, nel 1983. Una nostra contemporanea, da molti di noi conosciuta e ricordata ancor oggi in benedizione per il tanto bene materiale e spirituale fatto verso chi era più nel bisogno. Madre Speranza è stata lo strumento attraverso il quale il Signore ha voluto ricordare ancora una volta all'umanità smarrita che c'è un Padre buono che ama con un amore sconvolgente tutti i suoi figli; un Padre sempre pronto ad accogliere, a braccia aperte, quelli che a lui si rivolgono. Le esperienze mistiche di Madre Speranza sono un tesoro che attende ancora di essere svelato. Gli scritti della Madre iniziano spesso con le parole: “Gesù mi ha detto…”. E la descrizione delle rivelazioni manifesta un grado di intimità e di confidenza unica con il Signore, che ella arriva a chiamare amorevolmente “Hijo mio - Figlio mio”. Il messaggio semplice e grandioso che il buon Dio le ha affidato è di una attualità sconvolgente: il mondo non può lasciarsi andare alla disperazione, perché l'Amore Misericordioso è più forte di ogni male. L'annuncio di questa misericordia è anche il cuore della nuova evangelizzazione, che la Chiesa sente ormai sempre più necessaria, specie in quelle zone di antica tradizione cristiana. L'eredità che la Madre Speranza lascia alle Chiese umbre è anzitutto una grande responsabilità. Siamo noi ora, vescovi, sacerdoti, religiosi e laici, a doverci assumere questa missione esaltante e impegnativa allo stesso tempo: far conoscere all'uomo di oggi il vero volto di Dio. Il volto del padre prodigo, che scruta ogni giorno l'orizzonte lontano per vedere se il figlio tanto amato ha ritrovato la via di casa. Il volto sereno del Signore crocifisso che intercede presso il Padre. Quel volto che i pellegrini contemplano ogni giorno nel santuario di Collevalenza, ormai cuore pulsante della pietà cristiana che dalla nostra Umbria irradia nel mondo intero un anelito di pace e di speranza.