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Strage di migranti, scafista arrestato in Umbria

I resti dei barconi dei migranti

Antonio Mosca
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Si era sposato con una ternana lo scafista tunisino che la Corte di assise di Siracusa ha ritenuto responsabile della morte per annegamento di almeno 10 migranti, tra cui un bambino di 2 anni. Era lui il comandante di un barcone lungo circa 15 metri in pessime condizioni, sovraccarico e privo di dispositivi di salvataggio, condotto, peraltro, in stato di ubriachezza alcolica. Il naufragio risale al tre marzo del 2015 nel canale di Sicilia. A bordo 200 persone, di cui 121 superstiti. Che lo indicarono come il conducente dell'imbarcazione. E' stato condannato anche al pagamento di 4 milioni e 400.000 euro come risarcimento del danno. Non appena ricevuto il mandato di cattura, gli agenti dell'ufficio immigrazione lo hanno rintracciato a casa della moglie e lo hanno arrestato e condotto nel carcere di Terni. L'uomo, dopo un anno di carcere, scaduti i termini di custodia cautelare, in attesa del processo, era stato rimesso in libertà; nel 2016 era stato denunciato per ricettazione e nel 2018 per reati di droga. A livello locale, si era fatto conoscere nel luglio scorso, quando era stato arrestato dalla polizia stradale ternana per aver tentato di evitare un posto di blocco mentre si trovava alla guida di un'autovettura in stato di ebbrezza, causando anche un incidente; in quella circostanza era stato condannato dal Tribunale di Terni. All'uscita dalla casa circondariale di vocabolo Sabbione era stato espulso ed accompagnato dalla polizia di Stato di Terni nel centro di permanenza e rimpatrio di Bari, dove, appena arrivato, aveva presentato richiesta di protezione internazionale, in virtù della quale, in attesa di essere convocato dalla commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato, aveva lasciato il centro di Bari ed era tornato di nuovo a Terni. Ma la polizia ha continuato a tenerlo d'occhio fino all'ultimo arresto.