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La Via Crucis di Fra' Elia

Anna Mossuto
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Ogni Venerdì Santo in un convento alle porte di Calvi dell'Umbria si ripete un evento incredibile e inspiegabile alla ragione. C'è un uomo che rivive sul suo corpo la Passione di Cristo, con i segni e le ferite del calvario e della crocifissione. Si chiama Fra' Elia, ha 55 anni e da oltre quattro decenni sopporta sulla sua pelle un dolore lancinante, che solo pochi altri grandi della Chiesa hanno vissuto. Anche ieri si è rinnovato lo strazio, anche ieri è rimasto chiuso nella sua stanzetta, sul suo letto insanguinato, con le mani fasciate. Per compagnia, tra le dita, soltanto un rosario nero. Il suo volto una maschera rossa, gli occhi socchiusi e dalla sua bocca qualche flebile lamento. Come un essere umano cede al dolore. Del resto anche Gesù sulla croce, in preda alle sofferenze bestiali, ebbe un attimo smarrimento quando pronunciò la famosa frase “Padre perché mi hai abbandonato”. Fra' Elia sopporta da quando era piccolo questo momento e accetta con umiltà e rassegnazione la volontà di chi sta sopra di noi. Già mercoledì sera ha accusato i primi malesseri, le prime manifestazioni dell'inizio della Passione, poi come un canovaccio che si rinnova è stato un crescendo, di dolore, di supplizio, nel fisico ma anche nell'anima. Fino a trasformarlo nella copia vivente del Cristo morto. Ma ieri in questo minuscolo paese a sud dell'Umbria non si girava alcuna scena di un film sulla Passione, non c'erano telecamere e né attori o comparse. C'era soltanto il dramma di un uomo che nel suo letto semplice di legno giaceva di fianco su un guanciale sporco di sangue. Ogni tanto i familiari e coloro che sono autorizzati a entrare nella stanza per sincerarsi delle sue condizioni gli cambiano la federa, gli sostituiscono le lenzuola e la maglietta, ma dopo qualche minuto dal suo corpo, dalle sue ferite grondano nuove gocce di sangue che imbrattano tutto. Indescrivibile quello che accade a Fra' Elia. E quello che succede da quelle parti, nelle mura di quello che oggi è un convento e ieri era un cumulo di macerie. Appena si arriva davanti al portone un inebriante profumo di rose appena sbocciate. Ma non è solo questo il primo segnale che si avverte. Varcando la soglia, un altro profumo si percepisce con intensità maggiore del primo, ed è quello del nardo. Il simbolo di questa fragranza appare anche nei Vangeli e interpreta, in modo eccellente, il significato della Passione e morte di Gesù come amore senza misura ed esprime anche la sua Risurrezione, come amore che vince la morte. Ebbene, dalle colonne che circondano il chiostro sgorgano rigagnoli di olio di nardo, toccare le pietre e sentire quel liquido che scorre senza toccare mai il pavimento è un'altra espressione del mistero di questo Venerdì Santo. Intanto le ore passano e nella cameretta di sopra Fra' Elia non si accorge di nulla, sta sopportando le pene di una via Crucis infinita e chiunque ha il privilegio di vederlo per qualche istante non è più lo stesso. Perché un'immagine del genere desta un'emozione profondissima, la sua tribolazione che parla da sola ai tanti Tommaso arriva con forza dritta al cuore e alla mente. E chi crede non può che inginocchiarsi di fronte a tanta sofferenza. Per chi non ha fede comunque si tratta di un arcano, di un fatto incomprensibile. Da sempre la sua vita a causa di questo patimento è stata criticata e scandagliata, è stato bersagliato da accuse e calunnie, da perizie e controperizie, che ha sempre sopportato con la sua semplicità perdonando e lavorando per il bene della sua comunità, gli Apostoli di Dio. Di certo c'è che Fra' Elia è un uomo che non ha mai preso i voti e sta patendo i tormenti della Passione, come ogni anno, e oggi dal suo corpo, dalle mani e dai piedi, dalla fronte e dal costato, sparirà tutto, le piaghe e le stimmate, le ferite e i segni. Domani è la Resurrezione. [email protected] www.annamossuto.it