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Bimbo abusato, chiesto test del Dna per scoprire se è figlio dell'arrestata

Giuseppe Magroni
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Un accertamento, con le modalità dell'incidente probatorio, per chiarire tutta una serie di aspetti fondamentali nell'indagine che ha portato in carcere una 25enne dedita alla prostituzione e il suo compagno 30enne, entrambi rumeni, per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale su un bimbo di 6 anni che, stando ai documenti, risulta essere il figlio della donna. I fatti, avvenuti a Terni a partire dallo scorso settembre nell'abitazione dove i due vivono con il piccolo nella zona di via Gramsci, sono finiti sotto la lente della squadra Mobile di Terni, coordinata dal dirigente Alfredo Luzi, e quindi del pm Elisabetta Massini che ha chiesto ed ottenuto dal gip Federico Bona Galvagno l'arresto, con traduzione in carcere, per i due soggetti. L'uomo è detenuto a Terni mentre la donna si trova nel carcere perugino di Capanne. La richiesta di incidente probatorio è al vaglio del gip che dovrà decidere se procedere o meno con gli accertamenti ritenuti centrali dal pm Massini. Quest'ultima ha chiesto una visita medica per accertare l'eventuale stato di denutrizione del piccolo - apparso molto magro agli inquirenti - ed altre patologie fisiche riconducibili ai maltrattamenti subiti e al regime di vita a cui era sottoposto. Ma obiettivo della procura è anche chiarire se abbia subito o meno abusi sessuali diretti e 'invasivi', oltre alle eventuali conseguenze sulla psiche del piccolo prodotte da tutte le gravissime condotte contestate ai due 'orchi'. Ultimo, ma non per importanza, c'è un dubbio che - una volta chiarito - potrebbe condurre a nuovi e inattesi sviluppi. Il pm ha infatti chiesto il test del Dna per accertare se la 25enne sia effettivamente, o meno, la madre del bimbo vittima di abusi. Troppi gli aspetti che spingono gli inquirenti a pensare che il piccolo non sia figlio suo, a differenza di quanto sancito nei documenti: oltre alle condotte accertate dalla polizia di Stato, a colpire è stata soprattutto la freddezza della donna quando le hanno fatto presente che l'avrebbero separata dal bimbo e, in generale, la totale assenza di gesti di affetto, anche minimi, nel quotidiano.