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Omicidio Raggi, troppo "ricco" per risarcire la famiglia

Claudio Bianconi
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Un reddito - 13.500 euro - troppo alto per consentire a chi lo piange da quel maledetto 12 marzo dello scorso anno di percepire l'indennità riservata alle vittime di reati intenzionali violenti. Per lo Stato, David Raggi - ucciso in piazza dell'Olmo dal 30enne marocchino, e clandestino, Amine Aassoul - era troppo ricco: a dirlo è la nuova legge 122 approvata lo scorso 7 luglio, con cui sono state recepite alcune norme derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea. Il legale della famiglia Raggi, l'avvocato Massimo Proietti, si dice “pronto a far emergere l'evidente incostituzionalità della legge, presa in giro colossale non solo per i familiari di David, ma per tante persone, vittime di reati assurdi e violenti”. La beffa per il legale - che ha fatto causa allo Stato anche per conto dei familiari di Pietro Raccagni e di Carlo Macro, il primo ucciso nella sua abitazione di Brescia da una banda di rapinatori albanesi la notte dell'8 luglio 2014 e il secondo ammazzato a Roma la sera del 14 febbraio del 2014 da un cittadino indiano irregolare in Italia - è 'nascosta' nella legge che definisce “approvata in sordina” e in particolare in quattro articoli - dal numero 11 al 14 - in cui si specifica che si può accedere al fondo se si rientra nel limite massimo di reddito (11.500 euro, ndr) fissato per ottenere il gratuito patrocinio a spese dello Stato, nel caso ci si debba difendere in un qualsiasi processo. Non si tratta però dell'unico 'limite' della nuova legge con cui l'Italia ha recepito la direttiva comunitaria sull'istituzione di un fondo per le vittime di reati intenzionali violenti, facendolo confluire direttamente in quello già esistente in favore delle vittime di reati di mafia, estorsione ed usura. Il tutto prevedendo un'integrazione annuale di 2 milioni e 600 mila euro: “Somme del tutto insufficienti rispetto alle esigenze - afferma l'avvocato Proietti -. Considerando che lo Stato spende mensilmente 19 milioni di euro per il fenomeno dell'immigrazione, se si riuscisse a destinare al fondo anche solo un milione di euro al mese, avremmo risolto una parte del problema”. Resterebbe quello causato dal limite di reddito per accedere al beneficio: “Ma questo aspetto è del tutto incostituzionale”. La questione verrà sollevata  di fronte al tribunale civile di Roma, nell'atto di citazione con cui l'avvocato Proietti - su incarico dei familiari di Carlo Macro - ha fatto causa allo Stato per la mancata espulsione dell'omicida. Il legale chiederà che la nuova legge 122 venga vagliata dalla Corte Costituzionale: “Non è possibile che i familiari di una vittima che aveva, ad esempio, un reddito di 11.600 euro annui, una moglie e figli da mantenere, non possano accedere ad un equo indennizzo perché il reddito supera di cento euro il limite fissato dalle norme. Ciò è contrario ai principi nazionali ed europei”.