Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Acciaio sporco, tra gli indagati anche un ex dirigente Ast

Claudio Bianconi
  • a
  • a
  • a

Sono stati fissati per mercoledì, a partire dalle 15, gli interrogatori di garanzia, di fronte al gip Maurizio Santoloci, delle otto persone arrestate dalla Forestale nell'ambito dell'indagine 'Acciaio sporco' che ha portato alla luce una truffa milionaria ai danni della ThyssenKrupp Ast. C'è attesa sul punto per capire chi parlerà e, nel caso, cosa dirà. Venerdì scorso, intanto, si è proceduto a formalizzare l'arresto dell'ultima persona non ancora rintracciata dalla polizia giudiziaria. Si tratta del presidente del cda di Metal Inox, Giancarlo Ongis, che è stato raggiunto dalla notizia mentre si trovava all'estero - in Bulgaria - e si è recato presso l'ambasciata italiana per le formalità del caso. Ongis si è poi messo in viaggio per l'Italia per adempiere alla misura cautelare disposta nei suoi confronti dal gip di Terni. Con il passare dei giorni emergono anche i nomi di altre persone indagate a piede libero dal pm Elisabetta Massini, titolare del fascicolo. Fra questi c'è anche un ex dirigente Ast, M. P.. Il suo nome non figura nell'elenco dei diciassette indagati che apre l'ordinanza di arresti domiciliari firmata dal gip, ma spulciando fra i documenti l'ex dirigente - in forza allo stabilimento ternano fino allo scorso anno - risulta indagato per i capi 'a' (associazione a delinquere finalizzata alla truffa) e 'c' (corruzione tra privati), in quest'ultimo caso per aver divulgato, insieme ad altri, informazioni importanti e riservate sulle attività di Tk-Ast, alterando di fatto la concorrenza a vantaggio della Metal Inox. Fra gli indagati figurano anche l'ex dipendente Ast, L. P., che secondo gli inquirenti - anche in ragione della conoscenza approfondita dell'azienda e dei numerosi contatti - avrebbe svolto il ruolo di 'messaggero' e di 'consegnatario' delle mazzette ai classificatori. Infine oltre ai classificatori finiti agli arresti domiciliari, ce n'è un altro - indagato a piede libero - la cui voce è stata riconosciuta da più di una persona in azienda, nelle intercettazioni ambientali e telefoniche sintetizzate dalla Forestale in un video diffuso alla stampa. Si tratta del ternano G. P. che, oltre ad aver contribuito - secondo gli investigatori - ad avviare in campionatura i camion 'giusti', avrebbe in due casi - il 15 giugno e il 13 novembre 2015 - preso i soldi da distribuire ai colleghi. Per i magistrati, in definitiva, “l'associazione operava già quando sono iniziate le indagini e ha continuato ad operare sempre, nonostante qualsiasi iniziativa dell'amministratore delegato di Ast, volta ad introdurre automatismi e controlli per porre termine alle ruberie. Solo dopo la notifica della richiesta di proroga delle indagini, si è avuta una reazione da parte degli indagati che non hanno più consentito di monitorarli (hanno tutti cambiato le utenze) ma fino alle ultime conversazioni, non vi è stata la minima volontà di cessare le attività illecite”.