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Il vescovo su lavoro e sofferenze: "Misericordia concreta"

Federico Sciurpa
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Nella celebrazione della notte di Natale nella Cattedrale di Terni, il vescovo Giuseppe Piemontese ha sottolineato la particolarità di questo Natale nell'anno della Misericordia, che apre ad una speranza nuova per la presenza misericordiosa di Dio, fatto uomo. Allo stesso tempo monito per tutti, ciascuno per la sua parte e funzione, pubblica e privata, a rendere concrete e quotidiane le sfaccettature plurime delle opere di misericordia. Ha anche ricordato gli incontri dei giorni scorsi avuti con i lavoratori delle Acciaierie, di Asm-Terni, di Italeaf, i carcerati visitati nella casa circondariale di Terni, malati, anziani, bambini, giovani studenti, disoccupati, poveri di ogni genere, sotto il peso, a volte insostenibile, della sofferenza, di privazione, della disoccupazione, della solitudine e dell'incertezza. Nell'omelia ha detto che "le porte sante, che abbiamo aperte in questa cattedrale, ma anche quella del carcere e quella simbolica della mensa dei poveri da una parte aprono l'esistenza di tutti, santi e peccatori ad una speranza nuova per la presenza misericordiosa di Dio, fatto uomo. Ma nello stesso tempo sono monito per tutti, ciascuno per la sua parte e funzione, pubblica e privata, a rendere concrete e quotidiane le sfaccettature plurime delle opere di misericordia: dar da mangiare agli affamati, creare condizioni sociali di giustizia perché ognuno abbia un lavoro dignitoso, un tetto dove abitare, ai giovani sia garantita l'istruzione e un futuro di speranza, gestire le strutture sanitarie in maniera che a tutte le persone siano garantite le cure necessarie, ai profughi sia data accoglienza umana, ai popoli siano risparmiate violenze e guerre, ogni uomo sia accolto come figlio di Dio, la natura sia rispettata e curata come nostra madre terra, ad ogni uomo e donna sia annunciata la gioia della fede e dell'amore di Dio. Ad ognuno di noi gli angeli danno l'annuncio che Gesù è nato; Dio fatto nostro fratelli di sangue,  lo troveremo in un bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. Ai poveri viene dato il segno di dove incontrare Dio: nella stessa povertà e semplicità di un bambino, che ha bisogno di tutto. Coraggio, fratelli, accogliamo la carezza di Dio e la benevolenza del bambino Gesù, che è la speranza dei nostri giorni”.