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Terni, i manager tedeschi condannati per il rogo alla Thyssenkrupp chiedono la semilibertà. L'ira di Salvini

Harald Espenhahn

Antonio Mosca
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“Uno schiaffo per l'Italia”. Così il leader della Lega, Matteo Salvini, definisce la richiesta di semilibertà che Harald Espenhahn, ex ad dell'Ast per molti anni a Terni, e Gerald Priegnitz, dirigente della Tk, hanno chiesto dopo la condanna in via definitiva per il rogo nello stabilimento Thyssenkrupp di Torino in cui 13 anni fa morirono sette operai. “A differenza di altri dirigenti italiani - osserva Salvini - non hanno scontato la pena in Italia, ma sono rientrati in Germania e hanno subito ottenuto i benefici di legge. Ora chiedono un altro alleggerimento. Auspico che il Governo difenda la memoria di chi ha perso la vita mentre lavorava, facendo pagare chi ha sbagliato”. E anche Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e dirigente del Pd, ritiene “inaccettabile concedere la semilibertà ai due manager tedeschi”. Per Espenhahn e Priegnitz le pene in Germania erano già state ridotte a cinque anni di reclusione.