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Coronavirus, a Terni il vescovo prega con le suore: "Umanità sospettosa. Nulla sarà più come prima"

Il vescovo Giuseppe Piemontese durante la messa

Antonio Mosca
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La messa festiva della terza domenica di Pasqua è stata celebrata il 26 aprile a Terni, senza la presenza dei fedeli, dal vescovo monsignor Giuseppe Piemontese, nella chiesa di Santa Chiara del monastero delle suore clarisse. Il vescovo ha ricordato come “nei due discepoli, che si allontanano di Gerusalemme, in fretta e distanziati, possiamo intravedere e leggere la vicenda dell'umanità nel tempo del Coronavirus. Uomini e donne, che avevano impostato la parabola dell'esistenza in una folle gara di orgogliosa presunzione per raggiungere traguardi scientifici, economici e sociali infiniti, ponendo ai margini limiti etici e il bene complessivo dell'intera umanità: la terra, il cielo, il mare, gli animali, le piante, l'uomo in tutte le sue dimensioni. I due di Emmaus, spaventati fuggono, impauriti per le loro attese deluse e per le ambizioni frustrate. La paura per il contagio e la preoccupazione per il futuro: sono i sentimenti e il clima dominante che - ha continuato monsignor Giuseppe Piemontese - ci tengono segregati nelle case in una lunga e interminabile quarantena di quasi due mesi. E anche ora che si parla di ripresa, di fase 2, di riaperture, ci rendiamo conto che nulla sarà più come prima. Dovremo cambiare abitudini, ci aggireremo per le strade sospettosi, saremo abitanti di un mondo che dovrà privarsi del calore dello stare insieme, delle grandi adunate festose di liturgie religiose e civili. Dovremo accontentarci di camminare in solitudine, di relazioni a distanza, di convivenza senza prossimità, di amicizia senza abbracci, di affetti senza baci".