Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Vertenza Ast, il vero nodo è il piano industriale

Eleonora Sarri
  • a
  • a
  • a

L'appuntamento è alle 15 di martedì 2 dicembre, al ministero dello Sviluppo economico, e secondo tutte le previsioni potrebbe essere veramente il giorno dell'accordo, quello della firma che porterebbe alla conclusione la vertenza Ast dopo oltre quattro mesi di scioperi, blocchi stradali, proteste e trattative interminabili nelle stanze di quel palazzone romano in travertino di epoca fascista dove ha sede il ministero dello Sviluppo economico. Il governo punta alla chiusura della vertenza senza esborsi né interventi diretti, che invece sembrano possibili per Taranto. Sugli esuberi i numeri ufficiali sono noti: in 251 hanno già firmato per l'esodo volontario e gli esuberi rimasti sarebbero 39. In realtà le voci interne dicono all'unisono che la quota 290, esuberi da allontanare attraverso l'esodo incentivato, sarebbe stata già raggiunta e addirittura superata. Richieste in eccesso per gli operai. Qualche problema di esuberi resterebbe invece per gli impiegati. Anche per la contrattazione di secondo livello le distanze non sono incolmabili. Per l'orario notturno, domenicale e festivo l'azienda è disposta a mettere un massimo di 8,2 milioni di euro l'anno. Il sindacato chiede un fondo di 11 milioni l'anno per l'integrativo. Lo scoglio vero potrebbe trovarsi sul Piano industriale. Il sindacato chiede un piano dettagliato degli investimenti nel freddo e nel caldo, oltre all'annunciato trasferimento della linea 5 da Torino. Un minimo di un milione di tonnellate annue di fuso annue e la permanenza dei due forni per almeno 4 anni, la vigenza del piano industriale. L'Ast continua a chiedere la verifica sulla convenienza di mantenere il secondo forno dopo due anni, verifica biennale. I sindacati temono che transigendo su questo punto alla fine del biennio si arriverebbe allo spegnimento certo di un forno. I sindacati chiedono anche garanzie e autonomia per la politica commerciale, riportando il centro decisionale a Terni, con una politica di espansione verso il Mediterraneo. Ultima richiesta è la clausola di salvaguardia per i lavoratori delle ditte terze, e cioè che conservino il lavoro in caso di appalto vinto da un'altra ditta. Il contratto per la principale ditta esterna, la Ilserv, 320 dipendenti, è stato prorogato di un anno, fino a setttembre del 2015.