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Ast, sindacati pronti a occupare la fabbrica

Eleonora Sarri
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E' il giorno più lungo per la vertenza Ast. L'ora x è fissata a mezzogiorno quando le parti saliranno dal ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, per quello che si annuncia come il round decisivo dell'infinita vertenza sugli esuberi. Il segretario della Cgil dell'Umbria, Mario Bravi, va giù duro: "“Se il governo continuerà ad essere appiattito sulle posizioni della Tk-Ast e, soprattutto, su quelle dell'ad Morselli, siamo pronti a tutto, anche a occupare la fabbrica. E' una forma di protesta che il movimento sindacale ha usato solo in casi estremi, ma che potrebbe diventare legittima difesa di fronte a un'offensiva che punta solo a tagliare salari e posti di lavoro". VOTA il sondaggio Un pesante avvertimento al governo Renzi è arrivato anche dal segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, il quale ha annunciato che gli operai “sono pronti a occupare le fabbriche se dovesse passare la linea della riduzione dell'occupazione, dei diritti e del salario". Altro fronte aperto è quello con l'Europa a cui la presidente della Regione, Catiuscia Marini, ha riservato parole di fuoco. Secondo la governatrice, le politiche della Commissione europea uscente sulla concorrenza sono tra le cause principali della situazione in cui è piombata l'Ast. Riunione delle segreterie di Cgil, Cisl, Uil, Fismic e Ugl, a cui ha fatto seguito l'incontro, aperto ai rappresentanti dei metalmeccanici, con i capigruppo consiliari di palazzo Spada. Preoccupazione è stata espressa dal capogruppo di Forza Italia, Francesco Maria Ferranti.  Intanto nella serata di lunedì 6 ottobre i rappresentanti dei lavoratori si sono incontrati allo stadio, dove si disputava la partita Ternana-Avellino, con il presidente della Lega di serie B. E sempre al Liberati tifosi rossoverdi e lavoratori dell'Ast si sono ritrovati insieme per chiedere a gran voce la difesa dei posti di lavoro in pericolo. Per Alfredo De Sio, consigliere regionale di FdI-An, “nessun piano industriale, degno di questo nome, può prevedere esuberi, diminuzione delle retribuzioni e delle capacità produttive e nessun investimento certo capace di guardare ad un futuro competitivo".