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Terni, in cinque anni 42 milioni di tasse comunali non pagate

Giuseppe Magroni
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Negli ultimi cinque anni il Comune non ha incassato imposte per ben 42 milioni di euro. Palazzo Spada, così, ha pubblicato martedì il bando per individuare una società specializzata che si occupi del “servizio di accertamento e riscossione coattiva di Tari, luce votiva e canoni dei mercati, nonché del servizio di riscossione coattiva di Imu, Tasi, rette, mense scolastiche e fitti”. Gli anni di riferimento sono quelli compresi tra il 2015 e il 2019, essendo le annualità precedenti ormai prescritte, nel caso in cui gli avvisi non siano stati notificati in tempo utile. E' il motivo per cui, al 31 dicembre dello scorso anno, ci fu la corsa a spedire, dalla società che si era aggiudicata a sua volta il bando, ben 9.700 avvisi relativi alla Tari del 2014, gran parte dei quali risultati poi come proverbiali “cartelle pazze”. La stessa società si giustificò affermando che non c'era stato il tempo materiale per compiere verifiche più approfondite, proprio per non correre il rischio di andare oltre i tempi di prescrizione. Ma andiamo per ordine. Iniziamo dai 42 milioni che si dovranno recuperare per l'ultimo quinquennio che giustificano il valore stimato dell'appalto che è di 88.639.217,29 euro (Iva esclusa), visto che il bando è della durata di otto anni. Potranno partecipare alla gara “operatori economici che, alla data di presentazione dell'offerta, siano iscritti all'Albo degli operatori abilitati all'esercizio delle attività di accertamento e riscossione tributi degli enti pubblici” e che abbiano un capitale sociale di “cinque milioni di euro, interamente versato”. Il termine per la ricezione delle offerte stesse è il prossimo 2 aprile, a mezzogiorno. L'apertura delle buste a Palazzo Pierfelici il giorno dopo, alle 9. Intanto oggi, mercoledì 4 marzo, è prevista la IV commissione controllo e garanzia nel corso della quale l'assessore al bilancio, Orlando Masselli, dovrà riferire circa la vicenda del recupero della Tari del 2014. Nell'occasione Masselli fornirà tutti i numeri, nel dettaglio, delle cartelle che... pazze non erano, ovvero che quelle avevano un fondamento tributario, e anche del recupero effettuato fino a oggi. Sul primo versante, delle 9.700 cartelle recapitate circa la metà sono risultate “buone”. Un paio di mila sono state annullate, le altre sono state ricalcolate, perché non erano stati rispettati gli esatti parametri per ottenere la somma poi reclamata. Il “buco” della Tari 2014 è circa di 2 milioni e mezzo. Nei primi due mesi del 2020 ne dovrebbe essere stato recuperati, all'incirca, un 10 per cento.