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Chiude Ferruccio, storico barbiere di Terni

Giorgio Palenga
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di Giorgio Palenga Dopo 72 anni ha maturato la decisione più difficile: quella di tirare giù la serranda del suo negozio di via Mazzini, a Terni. “Ho un po' di mal di schiena, pensavo di chiudere per fine anno, anticipo solo qualche settimana”. Ora che di anni ne ha 84, Ferruccio Tagliavento ha deciso che può bastare, che, dopo una vita spesa ad occuparsi delle barbe e dei capelli di generazioni di ternani, è l'ora di un po' di meritato riposo. Era il 1947 quando Ferruccio, che all'epoca di anni ne aveva solo 12, entrò per la prima volta da un barbiere, a Passo Corese, dove viveva. “Iniziai a lavorare da un barbiere – racconta oggi – e imparai il mestiere. Perché il barbiere? Sa che non mi ricordo... Forse perché il lunedì si faceva festa!”. Nel 1950, a 15 anni, Tagliavento arriva a Terni, poi nel 1958 si mette in proprio. Dal 1960 gli anni del boom economico: "Da quel momento in poi l'Italia veramente rifiorì. Fu un periodo di grande sviluppo e benessere. Anche per noi barbieri”. Sono anni d'oro per Tagliavento: nel 1962 nasce il primogenito Marco, a metà degli anni '60 fonda insieme ad altri colleghi il Catam, ovvero il “Centro artistico Terni acconciatori maschili”, scuola di cui poi diventerà docente. Nel 1971 compra, insieme al socio Giancarlo Bizzarri, il locale di via Mazzini nel quale ha lavorato fino a questi giorni.  Nel 1972 nasce l'altro figlio, Paolo, al quale la vita riserverà una delle sorti più imprevedibili: diventare uno dei migliori arbitri d'Italia. Non senza essere passato “a bottega” da papà Ferruccio: “E' stato con me a negozio per 15 anni, smise solo quando fu promosso in serie A”. Si arriva, così, agli ultimi anni. Paolo, visto il successo nel mondo arbitrale, appende le forbici al chiodo, poi il socio Giancarlo si ammala e lascia il lavoro. Ma Ferruccio tiene duro, e continua a lavorare da solo. “Ho attraversato tutte le generazioni, dai capelloni degli anni '60 fino al ritorno di moda delle barbe, in questi ultimi anni. Ma sono rimasto sempre coerente col mio modo di intendere il lavoro. Un esempio? Un barbiere può definirsi tale quando taglia a forbici. Le macchinette? Solo per le sfumature”. “Mi mancherà il contatto con la gente – e qui Ferruccio si commuove – per 72 anni ho chiacchierato, scherzato, servito i miei clienti. E' loro che voglio ringraziare, tutti coloro che mi hanno seguito e che ancora oggi mi chiamano e si rammaricano per questa mia decisione, ma è arrivato il momento di dire basta. Ne cito due per tutti: Mario Brunetti e Paolo Urbani, che sono venuti da me per 50 anni e più, da quando avevano i calzoni corti”. E come loro, generazioni di ternani. Grazie Ferruccio, a nome di tutti coloro che ti hanno conosciuto e apprezzato. Sei stato (e sei) un numero uno. (Servizio completo sul Corriere dell'Umbria del 28 novembre 2019 – COMPRA L'EDIZIONE DIGITALE)