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Vittorio Sgarbi: "Sul teatro Verdi si sbaglia bersaglio"

Federico Sciurpa
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Vittorio Sgarbi Apprezzo le considerazioni dell'assessore Melasecche che sono allegre e ispirate ma, nella inelegante attribuzione a me di "sollevare polveroni politicamente scorretti” (come se vi fossero polveroni corretti), egli scrive inesattezze sullo spirito dell'incontro a casa mia, esattamente come nello scambiare la cupola di Sant'Ivo alla Sapienza per un campanile e l'architetto, che è notoriamente Borromini, per Bernini. Si capisce di qui la sua imprecisione nel riferire il senso di quell'incontro al quale io mi resi disponibile per favorire un incontro non sbilanciato con la soprintendente Mercalli, dopo aver avuto mandato dal direttore generale Famiglietti di tentare una mediazione tra le direttive della sovrintendente e la volontà di alcuni cittadini di non rinunciare al decoro architettonico del teatro Verdi. Non si trattava, come scrive Melasecche di passare "dalle parole ai fatti", ma semplicemente di incontrare e far incontrare le parti: sindaco, assessore, sovrintendente ed io, per una valutazione generale e preliminare del progetto e dei suoi esiti. Indicai la data del 2 settembre, concordata con la soprintendente Mercalli, la quale qualche giorno prima, annunciò la sua intervenuta indisponibilità. Non ne ho più avuto notizie, e nessuno, soprattutto da parte del Comune, mi ha proposto visite al teatro Verdi tristemente sbarrato, tantomeno con la sovrintendente, con la quale io ho riparlato per trovare una data comune per il sopralluogo. Ovviamente non attribuisco grande rilievo alle direttive di un comitato di settore presieduto da tale Tommaso Montanari che, pur essendo in profondissimo dissidio con l'attuale ministro, non ha ritenuto di dimettersi. Per quello che mi riguarda, quindi, la questione non è risolta, e la discussione non è iniziata, esattamente come ho detto in televisione da Terni lo scorso 20 novembre. Più corretti mi sembrano gli amici del teatro ottocentesco che non hanno la responsabilità e il potere decisionale del sindaco e dell'assessore; essi hanno infatti semplicemente riconosciuto la legittimità del mio intervento in difesa di Terni, al di là di ogni polemica, come ha ben compreso, non so da che parte politica, Michele Rossi, capogruppo di Terni Civica. Ma per smentire definitivamente l'assessore Melasecche, nel suo sforzo di dottrina, peraltro non necessario, in questa fase mi sembra giusto riportare la questione al punto in cui era ed è, e per cui io sono stato chiamato dal Ministero e dall'amministrazione di Terni, senza averlo chiesto. E cioè il candido messaggio della sovrintendente che, a margine del dibattito che si è acceso, mi scrive, il 21 novembre: “Caro Vittorio, leggo i tuoi interventi sul teatro Verdi di Terni. Come sai, io sono sempre disponibile ad un incontro per ragionare insieme sull'indirizzo seguito anche in base al parere reso ultimamente dal Comitato tecnico scientifico per le belle arti. Quando vuoi ci possiamo incontrare a Terni. Buona serata. Marica Mercalli”. Da qui, semplicemente con un sopralluogo di ciò che resta del teatro Verdi, e senza pregiudizi, occorre ripartire. Senza dogmi e improbabili vincoli.