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Incidente all'Ast, tre condanne

Il tribunale di Terni

Giuseppe Magroni
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Tre condanne per lesioni colpose a tre mesi di reclusione ciascuno e due assoluzioni, oltre ad una provvisionale di 50 mila euro nei confronti dell'operaio. Questa la sentenza emessa martedì mattina dal tribunale di Terni in merito al grave infortunio riportato da un lavoratore Tk-Ast, il 25 ottobre del 2012, all'interno degli stabilimenti di Terni. In aula il pm aveva chiesto la pena di un anno per tutti e cinque gli imputati. Le tre condanne sono state inflitte a coloro che, all'epoca dei fatti, ricoprivano i ruoli di preposto del reparto officina elettrica, responsabile della divisione Sau e l'operatore addetto alla gru. I primi due erano difesi dagli avvocati Andrea Garaventa ed Ezio Audisio mentre il terzo era assistito dall'avvocato Roberto Migno. Assolti invece il datore di lavoro della ditta che aveva messo a disposizione la gru, difeso dall'avvocato Carlo Viola, e il datore di lavoro della Tk-Ast, assistito dagli avvocati Garaventa e Audisio. L'operaio – un ternano che oggi ha 42 anni, parte civile attraverso l'avvocato La Marra di Roma – era impegnato in lavori in quota per la sostituzione del variatore sotto carico. Improvvisamente la gru utilizzata per l'estrazione del commutatore lo aveva colpito, causandone la caduta da diversi metri da altezza. Per lui una lunga prognosi in ragione dei traumi e delle fratture riportate. Secondo le accuse, il preposto del reparto officina elettrica Tk-Ast non avrebbe "segnalato tempestivamente al datore di lavoro o al dirigente la mancata consegna dei dispositivi di protezione individuale al lavoratore e la necessità di predisporre un idoneo sistema di protezione contro le cadute nel vuoto". Il responsabile della divisione Sau, nell'elaborazione del documento valutazione rischi, non avrebbe "esaminato diligentemente i pericoli derivanti dalla cooperazione e coordinamento tra le ditte che partecipano alla fase di sostituzione dei commutatori dei trasformatori". All'operatore della gru erano state infine contestate "l'imprudenza e la negligenza".