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Ecuador in festa: Carapaz ha vinto il Giro d'Italia. Nibali secondo

Nicola Uras
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Dalle Ande alla conquista delle Alpi e delle Dolomiti. Da una località di frontiera, El Carmelo, dove ha vissuto a 3000 metri di altitudine in mezzo ai campi e al suo bestiame, di cui si è occupato prima di innamorarsi della bicicletta, all'ingresso trionfale a Verona in una Arena tinta di rosa per l'occasione. Richard Carapaz è così, come lo si vede. Timido, quasi impacciato, sul gradino più alto del podio insieme ai due figli. Ma al tempo stesso spietato in corsa, soprattutto quando la strada sale. Questa volta però - ironia della sorte - a farlo entrare nella storia (nel suo paese è già considerato un eroe nazionale) è una cronometro di 17 km, vinta da Chad Haga, che per lui si tramuta in una sorta di passerella trionfale. Perché la differenza il primo ecuadoriano a vincere il Giro d'Italia (il secondo sudamericano dopo Nairo Quintana) l'ha fatta nelle due settimane precedenti. Con due trionfi personali, il primo a Frascati, quello che sembrava un acuto isolato, e il secondo, ben più significativo, a Courmayer. È lì che il capitano della Movistar ha iniziato a cullare sogni di gloria, approfittando dei tatticismi tra Vincenzo Nibali e Primoz Roglic, che l'hanno lasciato andare in cima al San Carlo e da lì, idealmente, non sono più riusciti a prenderlo. Inutile il tentativo dello Squalo dello Stretto nella tappa con arrivo a Como, ribattezzata il Piccolo Lombardia o in quella del Mortirolo. Scortato dall'inseparabile Mikel Landa, il più pimpante in salita nella terza settimana e giù dal podio al termine della cronometro per appena otto secondi (a vantaggio di Roglic), il Condor tappa dopo tappa si è consacrato come il più forte di questa 102/a edizione della corsa. Lui che a Bologna era partito come outsider, nelle gerarchie della vigilia certamente un passo indietro rispetto a Nibali e Roglic ma anche a Tom Dumoulin e Simon Yates. Invece Richard, che si è appassionato al mondo del ciclismo seguendo le imprese di Marco Pantani, ha addirittura migliorato il quarto posto del 2018, che già allora era apparso un exploit, confermando il feeling con l'Italia.  «Non ci credo ancora, provo una sensazione unica», ha ammesso lo scalatore ecuadoriano, applaudito all'Arena da una folta torcida ecuadoriana ma soprattutto da due persone speciali, i genitori, catapultati improvvisamente in Italia sotto i riflettori del Giro con il primo volo preso nella loro vita. «Lo devo a loro, non sapevo nemmeno che sarebbero stati qui - ha aggiunto Carapaz - È un sogno, una ricompensa per tutti i sacrifici e tutti gli sforzi fatti. È la vittoria più grande della mia vita». A riconoscere i giusti onori al vincitore del Trofeo senza Fine è un sincero Vincenzo Nibali, per la sesta volta sul podio nelle ultime sei partecipazioni alla corsa rosa. «Non c'è nessun rimpianto, penso di aver fatto un bel Giro. È stato un Giro molto difficile e combattuto, ho trovato sulla strada grandissimi rivali, non era semplice portare a casa la vittoria - ha sottolineato il corridore della Bahrain-Merida, che alla resa dei conti ha pagato un ritardo di un minuto e cinque secondi dal rivale - Carapaz ha fatto una bellissima corsa con la sua Movistar e ha trovato una grande condizione. È andato fortissimo, non ha rubato nulla».