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Santini, addio al calcio: molla tutto per diventare una stella in Thailandia

L'ex Grifo, Trestina e Gualdo ha vinto il primo incontro e fatto il giro del web per il suo fair play

Tommaso Ricci
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Luca ha trovato la sua strada. E’ quella che da San Marco, quartiere di Perugia da dove proviene, porta fino a Rayong, sud della Thailandia: 8.700 chilometri per vivere di sport. Ci aveva provato Luca, di cognome Santini, 23 anni a marzo, inseguendo il sogno di diventare, un giorno, un calciatore vero: prima il settore giovanile col Perugia fino alla Primavera, compagno di squadra di Kouan che ora gioca in serie B, e la chiamata in Nazionale a 16 anni; poi la D a Trestina e, per finire, il Gualdo Casacastalda. Ma non ci è riuscito e, allora, lo stop ai campionati imposto dalla pandemia gli ha offerto l’opportunità di mettere la freccia e svoltare, forse, per sempre. “Un ambiente difficile quello del calcio, soprattutto italiano – racconta il padre, Cristiano -. Troppe pressioni, aspettative sempre molto alte, critiche. E ha deciso di rispolverare una passione che per un po’ aveva accantonato: la thai boxe”. Calci, pugni, ginocchiate, gomitate e lotta con i guanti, sopra un ring: lo sport praticato e insegnato oggi presso il Martial Lab Club di Santa Lucia dal padre campione italiano, tra l’altro, nel 1987 e nel 1990 e a cui si era dedicato dai cinque ai dieci anni d’età prima di tirare calci al pallone alla San Marco Juventina.
ADDIO CALCIO
E la vita cambia in pochi mesi: Luca molla tutto, il lavoro da fornaio al Molino Popolare di Ellera (“faceva ottime pinse” sorride Cristiano), la compagna quello da parrucchiera. “E’ vero, alla disciplina si è avvicinata anche la fidanzata Asia (Adramante, ndr) – fa ancora Cristiano – e, insieme, sono partiti per la Thailandia, patria della thai boxe, per provare a mettersi in gioco. Lì i match riempiono palasport da 15 mila paganti. Hanno vinto i primi incontri e ora hanno la possibilità di diventare professionisti”. Alla periferia di Rayong, dove frequentano un camp, non c’è nulla. Ma nel vero senso della parola. “E’ così – fa Cristiano -, è un modo per evitare distrazioni. Si allenano 7 ore al giorno, la sera alle 10 sono già a letto ché la sveglia suona alle 6 di mattina per la prima sessione di corsa. Escono solo la domenica per mangiarsi un gelato o della frutta che lì è fenomenale. Per il resto, si dedicano anima e corpo allo sport con l’obiettivo di farne un lavoro. Considerate che lo stipendio medio in Thailandia si aggira attorno ai 350 euro e loro, sbarcando tra i professionisti, hanno la possibilità di guadagnarne anche 5 mila al mese. Per il debutto assoluto da dilettante Luca ha incassato 73 euro. C’è un business incredibile dietro, fatto di scommesse, di diritti televisivi”.

 

 

 

 


IL GIRO DEL WEB
L’8 novembre scorso Luca ha vinto il primo incontro della sua seconda vita contro una cintura mondiale con alle spalle quasi 120 match, dominando e sferrando un calcio decisivo che ha steso l’avversario. Il video dell’incontro ha fatto subito il giro del web in Thailandia perché Luca, vedendo l’altro a terra sul ring incapace di rialzarsi per la botta subita, si è inginocchiato al suo fianco, si è sincerato delle sue condizioni e lo ha baciato in fronte per due volte. “Questo è vero sport – racconta papà Cristiano -, significa che qualcosa ho insegnato a Luca. Gli ho insegnato il rispetto per chiunque, la correttezza, ho provato a insegnargli a essere una brava persona e, forse, ci sono riuscito. Il gesto è stato molto apprezzato in Thailandia dagli appassionati di una disciplina come la thai boxe che, da protocollo, prevede che si ringrazi sempre l’avversario al termine di un incontro solo per il fatto di aver combattuto”. Asia, la compagna di 3 anni più giovane, ha seguìto le orme di Luca: si allena, combatte e vince. “Hanno trovato la loro strada - aggiunge – e auguro loro le migliori fortune. A breve, prima dell’8 dicembre, data del secondo match che Luca sosterrà, andrò a trovarli, perché pensare che siano a migliaia di chilometri a combattere non è che mi faccia dormire sonni così tranquilli. Sono stato un atleta anche io, ho combattuto, ma sono pur sempre dei figli”.
A PERUGIA
E se dovessero tornare un giorno a Perugia? “Al momento non ci sono strutture messe a disposizione gratuitamente dal Comune di Perugia per la thai boxe – chiude Cristiano -, dobbiamo appoggiarci a palestre dedicate ad altri sport, dove le attrezzature sono quelle che sono. Ma mi piacerebbe se tornassero e trovassero degli spazi per coltivare ancora la loro passione. Anche in Italia si può fare thai boxe di livello”.