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Perugia, Boranga sul portiere Gori: "E' bravo ma deve crescere nel carattere"

Carlo Forciniti
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Ha da poco spento 80 candeline. Ma come da par suo, Lamberto Boranga guarda al futuro. Cresciuto nel Perugia, ha un passato di successo da portiere professionista. Ed i guanti non sono ancora stati appesi al chiodo. Tutt’altro. Così come la voglia di primeggiare nell’atletica. Uomo di calcio, di sport, medico specializzato in cardiologia e medicina sportiva, Boranga aspetta le prossime sfide da affrontare e possibilmente vincere. E sul Grifo si mostra fiducioso.
 

 

Ottanta anni e non sentirli…

“Ma quali 80. I numeri condizionano le persone. L’età che si dimostra è quella che si sente. Diciamo che ne ho compiuto altri 40”.
Per Nelson Mandela un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso. Lei cosa sogna e cosa vuole vincere ancora?
“Innanzitutto mi sto allenando per ritrovare la condizione ottimale dopo il Covid, un virus che non è affatto una barzelletta. Devo ritrovare la forma migliore, riprendere in mano la situazione. Sa, prima che mi chiamasse mi stavo allenando. In mansarda ho allestito una palestra vera e propria. Mi sto preparando per i Campionati Italiani Indoor Master ad Ancona, e poi per gli Europei Indoor in Polonia. Farò il salto in alto ed il lungo”.
La rivedremo anche sui campi di calcio?
“Potrei ancora giocare in Prima, Seconda o Terza Categoria marchigiana. E non è escluso che in primavera possa tornare in campo”.
Passione, dedizione, ostinazione. Qual è il suo segreto?
“Più di tutte queste cose, aggiungerei un’altra parola: la cultura che porta le persone a ragionare in una certa maniera. E poi, non mi fermo mai. Tengo occupate le giornate. Mangio sano, non bevo e non fumo”.
Il momento più bello della sua carriera da calciatore professionista?
“Quando con il Cesena riuscimmo ad andare in Coppa Uefa, arrivando sesti in campionato”.
Cosa rappresenta per lei il Perugia?
“E’ la città che mi ha dato la possibilità di giocare in prima squadra a 18 anni. Devo moltissimo a Mazzetti, a questa società che ha creduto in me facendomi giocare tra i professionisti, per poi darmi la possibilità di andare in Serie A”.
Il Grifo non vive un buon momento. La ricetta giusta per salvarsi?
“Le possibilità di salvezza non sono altissime ma comunque ci sono. Castori è un buonissimo allenatore. Bisogna crederci”.
 

 

 

Come valuta l’operato di Gori?

“E’ un buonissimo portiere, che sa fare ottimamente il suo lavoro. E’ giovane, deve solo crescere ancora un po’ dal punto di vista caratteriale. In quel ruolo, dare sicurezza è fondamentale”.
Ma è vero che lei giocava senza guanti?
“All’inizio della carriera, sì. Ai tempi in cui militavo nella Fiorentina, Albertosi mi consigliò di giocare senza. Ma quando pioveva me li dava, ma di lana eh… poi con il passare del tempo è cambiato il materiale del pallone”.
Ma se torna in campo li metterà? “Ah sicuro”.