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Umbria, ammette l'aggressione all'arbitro e scagiona il compagno di squadra: squalificato 15 mesi

Il direttore di gara afferrato per il collo non aveva riconosciuto l'autore del gesto violento, ora il mea culpa

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Ieri domenica 16 ottobre in campo in Seconda categoria per la Virtus Foligno c’era anche il capitano Marco Cesarini, venerdì scorso squalificato dal giudice sportivo fino al 31 dicembre 2023 per “aver messo le mani - recitava il comunicato della Figc umbra - al collo dell’arbitro” durante il match di Coppa Primavera contro il Pozzo del 17 settembre scorso. In realtà non era stato lui a commettere il gesto. La Virtus aveva fatto ricorso perché la squalifica era stata comminata inizialmente ad un altro giocatore, anch’egli estraneo ai fatti: un errore, uno scambio di persona dell’arbitro, con la Virtus Foligno che si era opposta alla prima sentenza sostenendo che l’aggressore fosse stato il giocatore Fabio Cudia.

 

 

Il problema era sorto in appello quando l’arbitro non aveva riconosciuto il Cudia quale autore del gesto di violenza nei suoi confronti. Quindi? Senza un colpevole, secondo il Codice di giustizia sportiva, la squalifica va al capitano, Marco Cesarini, che in sostanza paga per tutti, suo malgrado. Vicenda chiusasi (probabilmente) e verità ristabilita sabato scorso quando Fabio Cudia, attraverso la sua società, ha trasmesso in Figc una dichiarazione in cui ha ammesso di essere stato l’autore dell’atto di violenza nei confronti del direttore di gara. Squalifica, perciò, a suo carico fino al 31 dicembre 2023.