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I 20 anni della Sir, il presidente aveva previsto tutto

 sir festa 20 anni Foto:  Testa

Già nel 2002 Sirci parlava di Superlega

Luca Mercadini
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Tra ricordi e aneddoti che si rincorrono, nella Casina Rossa a due passi da Perugia, c’è un filo conduttore. Un denominatore comune che mette tutti d’accordo. Nel 2002, anno di fondazione della Sir volley, c’era già una persona che sapeva perfettamente quello che voleva ed era in grado di dire come sarebbero andate le cose. Per Gino Sirci, il presidente, era già tutto previsto. L’ideatore e fondatore della società che 20 anni fa muoveva i primi passi a Bastia Umbra, aveva le idee chiarissime. Fin da allora. E giovedì notte, nella festa per il ventennale, tutti lo hanno voluto sottolineare. Da Erasmo Salemme, il primo storico coach, fino all’ultimo degli intervenuti. “Aveva già in testa la serie A”, spiega il tecnico romano che nel 2002 portò la Sir in B2 salvo andarsene subito per poi tornare dopo un anno a Firenze: “Mi diceva sempre che voleva vincere e ricordo che seguiva anche gli allenamenti. Gli piacevano le pipe, quindi avevo dato ordine a Lattanzi che le sapeva fare bene, di prepararsi non appena spuntava il presidente al palazzetto”. Il filo rosso della serata continua con Zorro Ambrosini, capitano della vittoria in B2: “Il presidente aveva un entusiasmo contagioso”. E ancora con Kaiser Dani e Terminator Francesconi che portarono la Sir a un passo dalla A2: “Già quella volta si parlava di Superlega, c’era la forte volontà di crescere in un ambiente sano e dove ho sviluppato grandi amicizie. Ancora oggi quando guardo la Sir in Tv mi emoziono”. “Non ci ha mai fatto mancare nulla”, aggiunge Francesconi, mentre scorrono le immagini dei ricordi e i video saluti di tanti ex come Sandokan Scili, Buti e Birarelli fino alla promozione in A2 dopo la rinuncia di Crema. E’ l’anno dell’arrivo di Bino Rizzuto come diesse e della salvezza ai play out con il Gela. La stagione successiva, e siamo al 2012, è invece un trionfo grazie a un girone di ritorno straordinario e all’arrivo di Goran Vujevic. In panchina Boban Kovac non aveva il patentino, Carmine Fontana era il tecnico abilitato. “Giocavo in A1 a Latina e non ero convinto di scendere di categoria – racconta l’attuale diesse bianconero -, alla fine mi convinse Bino. Fu decisivo un discorso di Sirci negli spogliatoi dopo un periodo difficile. Ci diede una carica impressionante e da lì in avanti fu una cavalcata strepitosa”.

 

“Tutto è nato per via di mio figlio Flavio – spiega Gino Sirci -. Con me c’erano Maurizio Sensi, il bastian contrario Piero Bizzarri, Egeo Baldassarri. Poi è arrivato Simone Camardese giocatore ma anche direttore sportivo…tascabile. Più tardi ecco Bino Rizzuto che ha resistito tutti questi anni perché totalmente diverso da me. Ha preceduto Vujevic, Mauro Lillocci, Danilo e Stefania Toppetti che con la Conad hanno creduto in noi e sono stati il primo grande sponsor. Oggi, dopo tutti questi anni dico solo che è stato troppo bello e l’amicizia di tante persone è il dono più importante al di là delle tante vittorie. Abbiamo portato il nome di Perugia in tutto il mondo”. Poi una rivelazione: “Andavo a vedere le partite della Rpa e volevo mettere il marchio della Sir su quelle magliette. Poi mi sono detto, faccio da solo”. E così è stato come ricorda anche il fedelissimo vice presidente Maurizio Sensi: “Nel 2002 Gino mi chiamò e disse che bisognava fare qualcosa per il territorio. Da lì è partito tutto, grazie a una persona irripetibile e ai tanti sponsor che hanno poi sostenuto la nostra causa”. “Ma non finisce qui – chiosa Sirci -. Ora avanti per altri 20 anni”. Perché la Sir e il suo mentore non hanno nessuna voglia di abdicare…