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Italia, Spinazzola torna titolare in Nazionale. E' la prima volta dopo l'infortunio

Foto:  Instagram Spinazzola

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La chiusura definitiva di un cerchio, apertosi il 2 luglio 2021. Undici mesi e cinque giorni dopo, Leonardo Spinazzola torna a vestire la maglia dell'Italia dal primo minuto. L'ultima volta, come detto, quella serata magica per gli azzurri ma maledetta per lui; quel Belgio-Italia che ha portato la Nazionale in semifinale all'Europeo ma che, per l'esterno della Roma nativo di Foligno, è significato rottura del tendine di Achille. Un infortunio terribile nel momento migliore della sua carriera. Titolare inamovibile nella Roma semifinalista in Europa League, titolare inamovibile degli azzurri da lì a poco campioni d'Europa e che, senza la freccia umbra, non hanno nemmeno centrato il Mondiale.

 

 

Stasera, quindi, la fine definitiva del calvario, anche se i primi passi erano stati compiuti lo scorso 9 maggio, durante Fiorentina-Roma. Per Spinazzola un minuto più recupero in una serata storta per i giallorossi, sconfitti per 2-0 al Franchi. Poi, nel giro di poco, il rientro dal primo minuto con il club, nella partita pareggiata 1-1 in casa contro il Venezia, la vittoria della Conference League ai danni del Feyenord (Spinazzola è entrato in campo al 67esimo) e la prima in Nazionale, nella maledetta Italia-Argentina, la Finalissima che ha chiuso il ciclo del gruppo campione europeo, in cui gli azzurri hanno perso 3-0. Ma se per qualcuno la maglia dell'Italia sarà solo un ricordo - Chiellini ha dato l'addio, Insigne è andato a giocare in Canada e non si sa se tornerà nel giro dei convocati - Spinazzola rientra appieno nel nuovo corso azzurro.

 

 

"Mi sono sentito subito bene, come se fosse passato poco tempo dall'ultima gara. E guardando indietro forse è anche un bene che un po' mi sia dimenticato ciò che ho passato. È stato brutto - aveva raccontato a La Gazzetta dello Sport ricordando il lungo calvario personale nei giorni successivi al rientro - Nei primi mesi vedevo tanti progressi. Poi avevo la testa che volava dopo l’Europeo e l'abitudine al recupero, avendo già fatto un crociato. Il fatto è che i primi tre mesi sono in discesa, dopo invece ti rendi conto che non è così. Lì ho fatto un passo indietro, il muscolo non poteva reggere quel carico di lavoro. Quando non vedevo arrivare i risultati: lavoravo, stavo a Trigoria dalle 9 alle 16, ma ero come un morto, non vedevo crescere il muscolo. È stata la sensazione peggiore, il momento più duro. Mi sentivo impotente, lì ho avuto paura di non farcela. Poi ho fatto un change e sono riuscito a ripartire. Avevo solo bisogno che passasse un po’ di tempo".