Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Super Tramontano, calvario alle spalle: ora è rinato bomber alla Thyrus. Con 21 gol è il più forte dell'Umbria

Tommaso Ricci
  • a
  • a
  • a

Gabriele Tramontano è rinato bomber e adesso è il più forte dell’Umbria. La seconda possibilità che la vita gli ha dato si chiama ancora calcio e Olympia Thyrus, la squadra ternana che ha creduto in lui e che gli ha permesso di sentirsi di nuovo vivo dopo un calvario durato più di mille giorni.

 

 

Lo vedi: oggi Gabriele è un ragazzone di trent’anni, maturo, più forte di quello che ha passato, che ama la vita anche se a volte ha pensato di starle antipatico. Che sogna e che ha paura, ma non di cadere, perché ha imparato come rialzarsi. Oggi Gabriele, con la doppietta al Gualdo, è il capocannoniere dell’Eccellenza con 21 reti segnate (più una in Coppa Italia) in 26 gare giocate. Le ha realizzate tutte con l’emozione di un bambino che impara ad andare in bici, perché quella attuale è la sua seconda vita da calciatore, tutto nuovo e diverso da prima. “Un calvario di 1018 giorni prima del rientro, per la precisione - dice il bomber reatino di Sugoni -, da quel 7 novembre 2018 quando il ginocchio mi disse ciao”. E la luce si spense. L’infortunio più serio nella carriera dell’attaccante cresciuto nel Parma, prima di vestire in Umbria le maglie di Sporting Terni, Narnese, Spoleto e Pontevecchio.

 

 

In rossoverde, contro il San Sisto, il crociato gli salta (“era una partita che non doveva esistere, quella recuperata perché al primo tentativo, durante l’intervallo, erano entrati i ladri negli spogliatoi. Mi portarono via cuffie e 30 euro” ricorda). Ma il 29 novembre 2018 è già sotto i ferri. Intervento riuscito ma il decorso non va come dovrebbe. “Più lavoravo e più la gamba perdeva tono muscolare. Dopo tre mesi avrei dovuto ricominciare a correre e rimettere piede in campo, mentre io non riuscivo neanche a camminare”. Visite su visite (“alcune difficili da digerire”), tanti dubbi nella testa ma una diagnosi precisa, quella no. Poi, un giorno, il responso. “Un’anestesia troppo forte mi aveva atrofizzato il nervo femorale della gamba sinistra e il muscolo non voleva saperne di ripartire”. Un anno dopo l’infortunio, l’11 dicembre 2019, la perdita del padre. “In sei mesi un tumore se l’è portato via. In quel momento, in me è scattato qualcosa e forse, anche il destino ha voluto tendermi la mano: non poteva andare tutto storto, la scomparsa di papà mi ha spinto a dare il massimo per tornare a fare quello che mi piace, giocare a pallone”. Si è laureato in Scienze Motorie (ora è all’ultimo anno della Magistrale) e ha iniziato a lavorare duro in palestra. “Senza mister Otello Trippini, che mi ha ospitato nella sua palestra, non ce l’avrei fatta - continua Tramontano -. Lo ringrazierò sempre. Mi tocca pagargli pure un aperitivo - sorride -, era la nostra scommessa per il traguardo dei 20 gol. Il primo messaggio domenica scorsa è stato suo. Come ringrazio gli amici che mi sono stati vicini, quelli dell’associazione culturale ‘Ci vuole un senso’, mi seguono sempre la domenica, se segno sono più felici loro di me. Loro sanno quanto ho sofferto”. Sudore, testa bassa, sguardo solo al futuro. “Così il muscolo pian piano è ripartito - fa Tramontano - e anche io”. Tanto che nessuno adesso sa come fermarlo. “Vincere la classifica cannonieri è un obiettivo - chiosa -, ma secondario rispetto alla salvezza della Thyrus. Ecco, diciamo che se vincessi il titolo e arrivasse la salvezza, potrei definirla la stagione perfetta”. Intanto, bentornato bomber.