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Tennis, per Djokovic niente Indian Wells e Miami. E Medvedev spera di non avere limitazioni causa guerra

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Novak Djokovic continua ad essere fermato a causa del suo stato di non vaccinato. Il tennista ex numero 1 del mondo non giocherà infatti né Indian Wells né Miami, i due Masters 1000 in programma queste settimane, i primi della stagione. Il serbo, scavalcato nel ranking Atp da Medvedev, ha annunciato il suo forfait tramite un breve messaggio sui suoi profili social. "Ero inserito automaticamente nell’entry list dei due tornei ma sapevo che avrei avuto poche possibilità di viaggiare negli Stati Uniti - ha scritto il numero 2 del mondo - Il Cdc (Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie, ndr) ha confermato che le regole non cambieranno e dunque non potrò giocare. Buona fortuna a chi sarà in tabellone". La questione riguarda sempre la ferma volontà di Djokovic di non vaccinarsi contro il Covid. Il Cdc, infatti, stabilisce solo un numero limitato di eccezioni per l’ingresso negli Usa di cittadini stranieri non vaccinati che arrivino nel paese non con un visto per immigrare. Dal punto di vista del tabellone, considerato che Djokovic ha annunciato di essersi cancellato prima che sia stato comunicato l’ordine di gioco del primo giorno del main draw maschile, il suo posto lo prenderà Grigor Dimitrov.

 

 

Intanto, il mondo del tennis potrebbe subire un nuovo scossone a causa del conflitto in Ucraina. Molti sport hanno infatti bandito gli atleti e le squadre russe e bielorusse dalle varie competizioni, e non è escluso che anche l'Atp prenda questa decisione, che avrebbe un forte impatto sia nel tabellone maschile che in quello femminile. Il numero 1 del mondo tra gli uomini, infatti, è il russo Daniil Medvedev, che a Indian Wells giocherà sotto una bandiera neutrale: "Non sono io che prendo queste decisioni. Per me è sempre difficile parlare di questo argomento. Il mio intento è quello di giocare a tennis in tanti paesi per promuovere il mio sport, anche in patria. In questo momento la situazione è questa, e se è l’unica maniera per poter competere allora è quello che farò. Il tennis è uno degli sport più individuali che ci sia - dice il numero uno del mondo - Ognuno ha il suo team personale, molto spesso composto da persone di più nazionalità. Poi se guardi ad esempio la top 100, vedi molti tennisti che vivono in tanti posti diversi. Insomma c’è sempre la possibilità ma spero di no". Gli chiedono un parere sull’aggressione della Russia all’Ucraina, e lui nicchia: "Con i miei amici in Russia parliamo spesso di politica e come accade ovunque, ognuno ha la sua opinione. Io cerco di non addentrarmi troppo e, anche se in campo faccio il duro, io cerco sempre di rispettare le opinioni di tutti. Ogni paese nella sua storia ha vissuto diversi momenti, compiuto il suo percorso, con le sue radici ecc. Sarò in grado di rispondere alla domanda magari fra 20, 10, 5 anni. Ora non ho risposta. Il mio messaggio è sempre lo stesso: voglio la pace in tutto il mondo e in tutti i paesi. Penso che tutti i tennisti vi diranno lo stesso".

 

 

Nel tabellone femminile invece la prima testa di serie è la bielorussa Aryna Sabalenka: "Sono davvero triste e ci sto male per tutti quei cittadini ucraini che hanno perso la loro casa nella guerra. Ma sfortunatamente non è un cosa sotto il mio controllo. Posso solo sperare nella pace. Almeno possiamo giocare, e capisco che non posso farlo sotto la bandiera bielorussa: è una situazione che ci fa stare tutti male", ha detto.