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Coppa Italia, Sir Safety Conad squadra di campioni

 la sir vince la coppa italia Foto:  Testa

L'analisi della due giorni bolognese guardando al futuro della stagione

Luca Mercadini
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E sono tre. La Sir strapazza Trento e conquista per la terza volta nella sua storia la Coppa Italia. Nella sesta finale per la coccarda tricolore è arrivato il successo più netto. Il match con i dolomitici ha preso subito il verso giusto. Dalla prima battuta all’ultimo punto. Quello di Simone Giannelli. Sì, proprio lui. Il palleggiatore bolzanino cresciuto nell’Itas, dove ha vinto decine di trofei, ha condannato Trento alla sconfitta. Prima con un mirabilante tocco di seconda, poi con un portentoso colpo sotto rete. Perugia torna a vincere a Casalecchio sul Reno, nel tempio della Coppa Italia. Qui aveva sonoramente perso lo scorso contro la Lube, qui c’aveva lasciato le penne due stagioni fa dopo una battaglia infinita sempre con i cucinieri marchigiani. Ma ancora all’Unipol Arena aveva portato a casa un’incredibile Coppa Italia nel 2019 quando sotto di due set e data per spacciata riuscì a ribaltare la contesa grazie alle magie di Wilfredo Leon, imprendibile dai nove metri.

 

Eh già, il campione cubano. L’uomo che aveva trascinato i Block Devils contro Civitanova, ieri, ancora una volta, è stato l’mvp di un pomeriggio fantastico. Di una due giorni superlativa dove la forza dirompente della Sir è esplosa alla massima potenza. Prima in semifinale contro l’ex Bernardi, poi nella gara che assegna il trofeo. Nell’edizione che ha visto tornare il pubblico sugli spalti (anche ieri in 6.000 sulle tribune dell’Unipol Arena), Perugia si è presa la scena. E con la squadra, i magnifici 700 Sirmaniaci che hanno sostenuto senza risparmio il team del presidentissimo Sirci: prima, durante e dopo la gara rieccheggiavano soltanto i cori della tifoseria perugina.

 

E’ vero, i Block Devils erano i grandi favoriti dell’edizione datata 2022. Ma da grande squadra hanno recitato alla perfezione il copione. Senza tentennamenti, dominando. Sempre e comunque. Diciamoci la verità, questo successo è limpido come l’acqua di un torrente di montagna. E proietta la Sir verso nuovi ed entusiasmanti traguardi. Con 20 vittorie in 22 gare di Superlega, sei successi in altrettante sfide di Champions, un percorso immacolato in Coppa Italia, lo squadrone di Nikola Grbic non intende certo fermarsi qui. C’è lo scudetto che chiama dal 2018 e la grande coppa europea che ancora deve essere conquistata. Questo team di campioni può tutto. E tutti lo sanno. Il presidente Sirci che sventola in alto la coccarda tricolore nel cuore dell’Unipol Arena, il grande Leon che solleva la coppa al cielo da buon capitano, Grbic incontenibile a fine gara, Anderson l’equilibratore, Rychlicki che ha chiuso la falla dell’opposto mancante, Mengozzi che vince il suo primo trofeo a 36 anni e tutti gli altri. Tutti protagonisti. Con Oleh Plotnytskyi, l’ucraino di casa Sir, a lungo applaudito. Il dramma del suo popolo ha ricevuto l’abbraccio unito e convinto di tutte le tifoserie presenti. Accade di rado. Anche questo è lo sport. E rende il successo Sir ancora più bello.