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Inzaghi, Conte e Allegri: tre allenatori e altrettanti destini che si uniscono

Christian Campigli
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Tre destini che si uniscono. In un vortice di emozioni, di scelte e soprattutto di risultati. Una stagione che può consacrare il più giovane nell'Olimpo dei vincenti. E determinerà, in modo chiaro, la bontà delle scelte estive degli altri due. Simone Inzaghi, Antonio Conte e Massimiliano Allegri sono tra gli allenatori italiani più apprezzati. Nel nostro Paese e in Europa.

 

 

Il primo, considerato una seconda scelta, brillante ed emergente, ma senza la sufficiente esperienza per guidare i campioni d'Italia, ha appena vinto la Supercoppa. E' primo in classifica e ha condotto i nerazzurri agli ottavi di Champions League. Il suo gioco piace a tutti: è veloce, ma concreto, esalta la qualità dei singoli, ma in un contesto organizzato, armonico. Equilibrato nelle interviste, mai eccessivo nelle dichiarazioni, al momento appare l'ennesimo capolavoro del miglior dirigente della nostra Serie A, Giuseppe Marotta.

 

 

Antonio Conte ha riportato lo scorso anno il tricolore ad Appiano Gentile, dopo un decennio di sconfitte ed umiliazioni. A giugno se n'è andato, quando ha capito che Suning, azionista di maggioranza dell'Inter, in profonda crisi di liquidità, non avrebbe potuto comprare Messi, Mbappe o Neymar. Ha preteso una lauta buonuscita e, dopo alcuni mesi, si è accasato con la compagine inglese del Tottenham. E' insofferente per l'operato della società sul mercato e non ha nascosto, nemmeno di fronte alle telecamere, il fastidio per non aver ricevuto gli acquisti che aveva chiesto. Si vocifera di un'avventura, quella londinese, che potrebbe volgere al termine, persino prima della fine della stagione.

 

 

Infine Massimiliano Allegri, oggi attaccato pesantemente anche sul quotidiano La Stampa, da sempre vicino al mondo Juventus e all'universo Fiat. Gli otto milioni di stipendio sono, al momento, complicati da giustificare. Il trend attuale della Vecchia Signora è peggiore persino di quello dello scorso anno, quando alla Continassa c'era Andrea Pirlo, giovane ed inesperto. E soprattutto pagato un quarto di “Acciughina”. L'ex regista della nazionale italiana portò i bianconeri ad un trionfo, almeno in Supercoppa. A questo punto dell'anno aveva collezionato 42 punti contro i 38 attuali e segnava decisamente di più (41 reti rispetto alle 32 di quest'anno). Va, per onestà di informazione, ricordato che disponeva di un certo Cristiano Ronaldo che, nonostante l'età, in Italia spostava ancora equilibri. Dopo la sua cessione i tifosi hanno sognato, sul bagnasciuga agostano, un acquisto di peso, per sostituirlo. In realtà è arrivato solo Moise Kean, ragazzo volenteroso, ma dal talento incerto, balbettante. La sensazione è che la Juventus, se vorrà tornare ai fasti di un tempo, dovrà investire. E tanto, sul mercato. La finale con l'Inter di martedì sera ha evidenziato il logorio di una rosa, giunta alla fine di un lungo percorso, costellato da vittorie importanti. Starà ai dirigenti bianconeri stabilire se questa rifondazione, non più rimandabile, dovrà partire dalla conferma di Massimiliano Allegri. O dalla sua defenestrazione.