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Juve travolta dal Chelsea, la sentenza di Moggi: "Serve almeno un anno per la ricostruzione"

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Christian Campigli
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A volte ritornano. E con mezza frase riescono ad analizzare una crisi, solo sulla carta di difficile comprensione. A dare una sentenza, pressoché definitiva, sulla società portata alla fine degli anni Novanta sul tetto del mondo. Sul gradino più alto, prima della rovinosa caduta chiamata Calciopoli. E della radiazione dal mondo del pallone. Luciano Moggi torna a far parlare di sé e lo fa analizzando la roboante sconfitta della “sua” Juventus a Londra, contro il Chelsea. Un quattro a zero in Champions League, a casa dei campioni d'Europa, che non ammette repliche. E che evidenzia, ancora una volta, come la compagine bianconera sia un autentico cantiere a cielo aperto. Una rosa con poche certezze e tanti, troppi dubbi. “Una sconfitta del genere è qualcosa che può capitare, soprattutto in questa fase: i bianconeri hanno perso con una squadra superiore mentre sono in fase di ricostruzione, e Massimiliano Allegri cerca di mettere assieme i cocci per un campionato dignitoso che la stessa società ha dichiarato essere di transizione, diamole il tempo di ricostruirsi. Quanto tempo? Almeno un anno”. Una diagnosi chiara, netta, perentoria, quella dell'ex direttore generale.

 

 

“Dopo nove campionati vinti non è che ci sia molto da dire su una sconfitta, anche se di questa portata: d'altronde la Juventus fa notizia solo quando perde, qualcosa vorrà dire. Il centrocampo da rivedere, l'età elevata per qualcuno, e penso a Giorgio Chiellini, e molto giovane per altri, contribuiscono a far capire che il tentativo è quello di ricostruire per iniziare un nuovo ciclo, e non è neanche detto che bisogna mettere mano al portafoglio perché ci sono anche giocatori da vendere. Bisogna solo far parlare il tempo. Per il momento non possiamo che prendere atto di questa sconfitta”. Massimiliano Allegri, quando venne ricontattato dalla dirigenza bianconera, fu lapidario: sono indispensabili investimenti importanti, soprattutto a centrocampo e in difesa. Le promesse fatte però non si sono tramutate in acquisti. Anzi, la cessione di Cristiano Ronaldo, campione non più giovanissimo, ma pur sempre determinante (soprattutto se paragonato ai modesti Alvaro Morata e Moise Keane) ha messo in evidenza come il Covid e la crisi economica figlia della pandemia abbia lasciato profondi strascichi anche alla Continassa. I numeri sono impietosi: in difesa i sei calciatori che si contendono le quattro maglie da titolari hanno, in cinque casi su sei, ampiamente superato i trent'anni. Si salva solo l'olandese Matthijs De Ligt, ventidue primavere, che al momento però non sta giustificando i settantacinque milioni spesi nell'estate 2019.

 

 

Il centrocampo ha un tasso tecnico assai basso, almeno se si ambisce a lottare per lo scudetto. Tanti portatori di palla, pochi incursori veri e un unico regista, Arthur, eccelso nelle doti di palleggio, ma lento come un bradipo addormentato. L'acquisto più costoso dell'ultima campagna di rafforzamento, Manuel Locatelli, è un onesto calciatore. Ma non all'altezza delle serate di Champions League. Infine l'attacco, dove Federico Chiesa è la sola, granitica certezza sulla quale costruire la rosa del futuro. Ha ragione Luciano Moggi, serviranno tempo, capacità e soprattutto tanti soldi. Per poter ricostruire una Juventus vincente. Come quella plasmata alla fine degli anni Novanta dalla Triade.