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Gubbio piange Peppino Vispi, formidabili quegli anni da presidente

peppino vispi

Indimenticabile lo spareggio del Curi contro il Poggibonsi davanti a 22mila spettatori

Luca Mercadini
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C’è un immagine. Racconta tutto, più di mille parole. A sinistra Mario Mancini è il ritratto della felicità, accanto Giuseppe Vispi commosso in lacrime (foto Gavirati). E’ l’indimenticabile 17 maggio 1987, data entrata di diritto nella storia rossoblù. Il Gubbio, guizzo di Zoppis al minuto 117 del secondo tempo supplementare, supera il Poggibonsi e torna in serie C dopo 35 anni. Cornice di un quadro stupendo dipinto a tinte rossoblù sono i 22mila del Curi, teatro dello storico spareggio. In città si prepara la festa, servono oltre due ore per raggiungere Gubbio da Pian di Massiano. A Colombella la gente scende in strada e saluta festante i tifosi che tornano a casa. E’ il preludio alla notte magica eugubina che sembra non finire mai tanta la gioia, l’entusiasmo e la voglia di festeggiare. Mario Mancini, direttore sportivo morirà pochi anni dopo (1990) di ritorno da Milanofiori, sede dell’allora calcio mercato, Peppino Vispi il presidente, ci ha lasciato mercoledì notte. In quella foto, cartolina della Gubbio sportiva e cittadina di quegli anni, mancava solo un altro attore protagonista: il professor Landi, allenatore di quella indimenticabile squadra. Se ne è andato un paio di anni fa dopo una lunga malattia.

 

Dall’altra sera la spina dorsale del grande Gubbio degli anni ’80 e ’90, quello che sfiora a più riprese la C1 (se ci fossero stati i play off…) e duella a lungo alla pari con Perugia e Ternana non c’è più. Vispi, Mancini e Landi sono stati gli ideatori di un team che faceva sognare e impazzire di gioia un’intera città, quando si giocava ancora di domenica e per varcare il cancello di ingresso del Polisportivo San Biagio, occorreva arrivare un’ora prima del fischio d’inizio. Giuseppe Vispi, per tutti Peppino, si era avvicinato al Gubbio (grande passione trasmessa poi a figli e nipoti) nel 1970 (Quarta Serie) quando raccoglie il testimone del commendator Pietro Barbetti. Il decennio successivo lo vede nella poltrona principale del club spesso insieme a Giovanni Ceccarelli e Rodolfo Mencarelli. Suo il merito di coinvolgere la Colacem (con cui intratteneva proficui rapporti di lavoro) all’apertura delle sponsorizzazioni nel calcio. Da lì inizia la grande cavalcata che riporta i colori rossoblù nel calcio professionistico.

 

Tiene il timone dirigenziale per 16 anni con il fiore all’occhiello del Curi, un trionfo che non trova paragoni, nemmeno nella più recente e storica promozione in serie B (2011) contro la Paganese davanti ai 5.000 del Barbetti. Chi non ha vissuto quegli anni difficilmente può capire. Non bastano racconti e ricordi, aiutano solo in parte le immagini dell’epoca. Bisogna esserci stati per comprendere il clima che si respirava in città e quanto il calcio trainava un’intera popolazione facendo persino dimenticare i problemi di ogni giorno. Per questo la scomparsa di Peppino Vispi, imprenditore edile, professore e presidente, ultimo grande protagonista dirigenziale di quelle esaltanti stagioni, ci lascia oggi soli, attoniti e pensierosi. Già, i ricordi. Ci aggrappiamo con la memoria al passato per alleviare il dolore e rinverdire quei vecchi fasti che, chissà, se torneranno mai più…