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Fantacalcio, un must in Italia: l'intuizione del giornalista Riccardo Albini dal quaderno alle app

Christian Campigli
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Un gioco che appassiona milioni di italiani. Liceali, compagni di scuola, amici e colleghi. Pronti a sfidarsi, a caccia del campione meno conosciuto, ma in grado di sovvertire i pronostici di inizio stagione. Il Fantacalcio è diventato un vero e proprio must nel nostro paese. Un passatempo divertente ed economico, che ogni anno coinvolge sempre più persone. Ma come funziona? Si inizia dall'asta per completare la propria rosa. Sei, otto, dieci o addirittura dodici contendenti. Si sceglie un nome per la propria squadra, un logo e i colori sociali della maglia virtuale. Un budget iniziale identico, 500 o 1000 fantamilioni, con i quali dar vita alla propria compagine. Ventidue elementi, così divisi: otto difensori, otto centrocampisti e sei attaccanti. Più giocatori ci sono, più l'asta diventa difficile. Perché tutti vogliono Immobile e Vlahovic, Lautaro Martinez e Zapata.

 

 

Ma il Fantacalcio si vince puntando su giocatori semi sconosciuti. Ma soprattutto meno costosi dei top player. Ma pronti ad esplodere e a regalare reti ed assist. Una volta completata la rosa, una app gratuita, scaricabile sul cellulare o sul proprio pc di casa, crea il calendario. Mezz'ora prima del fischio di inizio della gara di campionato di Serie A è obbligatorio schierare la propria formazione titolare e le undici riserve. Per capire se si è vinto, pareggiato o perso, si devono sommare i voti dati ai singoli calciatori dalla Gazzetta dello Sport, ai quali vanno sommati tre punti per ogni rete realizzata da un proprio calciatore, un punto per ogni assist, un punto per l'inviolabilità del portiere e tre punti per ogni rigore parato. Ne vanno decurtati uno per ogni gol preso, uno per un'eventuale espulsione, tre per un rigore sbagliato, due per un'autorete e mezzo punto per ogni ammonizione rimediata. Va poi applicata una tabella di conversione in gol dei punteggi ottenuti dalla somma dei voti, comprensivi dei bonus e dei malus. Meno di sessantasei punti equivalgono a zero reti, tra sessantasei e settantadue ad un gol, tra settantadue e settantotto due gol e così via. In una scala di sei. Nel momento in cui un giocatore della formazione titolare non riceve un voto (o perché non gioca o perché disputa solo pochi minuti di gara), subentra il primo tra i panchinari.

 

 

Un gioco che fu inventato da un giornalista da sempre appassionato di videogames e intrattenimento. Riccardo Albini si ispirò ad un passatempo statunitense, Fantasy Baseball. Era il 1990 e complice il mondiale disputato in Italia, le notti magiche e le reti di Totò Schillaci, l'intuizione di Albini ebbe un grande ed inaspettato successo. Un autentico trionfo. All'epoca non esistevano le app e gli smartphone. Il sabato, prima dell'inizio della Serie A, si telefonava al nostro avversario. Ci si scambiava la formazione e si trascriveva il tutto su un quaderno, che diventava una specie di totem. Il lunedì mattina, alla prima ora di lezione, in tutti i licei italiani, l'ansia maggiore non era certo per l'eventuale interrogazione di latino. Il cuore batteva forte sfogliando, di nascosto, cercando di non farsi vedere dalla prof, le pagine della “Gazza”. E spesso partiva anche un'imprecazione quando, per mezzo punto, si perdeva lo scontro diretto. Oggi la tecnologia ha reso tutto più veloce, sicuro, ma forse meno affascinante. E di sicuro meno romantico.