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Olimpiadi, altre 19 casi positivi al Covid: tre sono atleti

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A poche ore dalla cerimonia di apertura di Tokyo 2020, sono 19 i nuovi casi positivi al Covid registrati nella capitale nipponica legati alle Olimpiadi. Lo ha annunciato il comitato organizzatore, sottolineando che tre sono atleti, provenienti dall’estero, residenti nel villaggio olimpico.

 

Tra gli altri 16 positivi ci sono tre membri dei servizi in appalto e tre rappresentanti dei mass media. L’evento che più di ogni altro unisce il mondo viene confinato in una bolla virtuale a causa delle stringenti misure anti covid decise dal governo nipponico. Più che la festa dello sport una sorta di competizione clandestina. In giro per la capitale giapponese i rimandi ai Giochi sono pochi. Qualche cartello nei pressi degli impianti e degli alberghi che ospitano la grande carovana a cinque cerchi e poco più. Le strutture dove si disputeranno le gare sono belle e funzionali ma saranno desolatamente vuote, un immagine che fa male al cuore. In un Paese dove la maggior parte della popolazione non vuole i Giochi il premier Suga ci ha provato fino all’ultimo a garantire l’accesso almeno a un numero limitato di persone ma alla fine, forse più per una mossa politica che per una questione prettamente sanitaria, ha dovuto alzare bandiera bianca.

 

Da nessun spettatore straniero a nessun spettatore. L’ultimo passo sarebbe stato nessuna Olimpiade ma fino a quel punto, in primis per motivi economici, il Giappone non si è spinto. Quindi i Giochi si fanno ma si tengono ’nascostì il più possibile per non urtare troppo chi non li vuole. Un rigetto verso l’Olimpiade che però non si vede nei volontari che ci lavorano. Tutti spiccano per la loro gentilezza, i saluti sono sempre ossequiosi e la disponibilità nel risolvere qualsiasi tipo di problema totale. Certo, le contraddizioni non mancano.