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Scherma, il folignate Santarelli prepara l'assalto alle Olimpiadi

 santarelli e la nazionale di spada a kazan 

Lo spadista, argento a Rio 2016, ci crede: "Io e i miei compagni possiamo affrontare chiunque"

Alessandro Picchi
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Nel ripensare al suo 28esimo compleanno - lo stesso giorno in cui la Federazione Italiana Scherma ne compiva 112, il 3 giugno - l’olimpionico della spada Andrea Santarelli ripercorre il cammino che lo ha condotto sino a qui. Una passione, quella per la scherma, coltivata nella sua Foligno e cominciata da bambino grazie ad un cugino che tornava a casa da un allenamento. Nel vederlo riporre in auto le armi, in Andrea scattò una scintilla. In Sala poi conobbe il grande maestro narnese Carlo Carnevali, e la fiamma della scherma divampò. Ne è passato di tempo da allora. Sono trascorse grandi vittorie - l’ultima, l’Argento a squadre a Rio de Janeiro nel 2016 - e grandi dolori, come la prematura scomparsa del maestro Carnevali nel 2008, divenuto anche Commissario Tecnico di successo.

 

Ora si ripresenta ai Giochi olimpici, sulle pedane di Tokyo questa volta. “Sono l’unico della spedizione azzurra che sta preparando l’individuale dopo aver già disputato la gara a squadre ai Giochi precedenti” ci ha spiegato lo spadista folignate, che dal 2018 si è trasferito nel capoluogo lombardo e si allena con il maestro Andrea Candiani presso il Cariplo Piccolo Teatro di Milano. “È una circostanza particolarissima, molto diversa dall’altra volta. Per l’approccio a Rio, con la tensione della gara, sapevo che, come riserva, avrei tirato solo poche frazioni degli ultimi assalti. Quindi il mio compito fu più che altro di mantenere l’equilibrio di squadra, mediando la tensione dei tre titolari. Ora, nell’affrontare anche la prova individuale, la gestione delle dinamiche di squadra è rimandata e devo focalizzarmi sul mio nervosismo e sulla mancanza di pazienza nei momenti avversi. Devo essere concentrato, impegnarmi e dare il massimo”.

 

Poi descrive il suo allenamento: “A fianco del nostro allenamento tecnico-schermistico, a Milano abbiamo il preparatore respiratorio che lavora sull’aumento della capacità polmonare. Con la ‘ginnastica del respiro’ rinforziamo l’abilità di controllo dei muscoli della respirazione e ne alleniamo in modo specifico la resistenza per non andare mai in affanno, perché più va in deficit tutto il sistema e più perdiamo lucidità. Su questo il nostro preparatore ci fa lavorare, senza sovraccaricare il sistema cardiovascolare e l’apparato locomotore, con uno strumento che si chiama spyrotiger, per l’iperapnea isocapnica. È un’arma in più: un’opportunità di vincere, perché la mia resistenza è maggiore rispetto a quella dell’avversario e quando mi accorgo che lui è in affanno ed ha perso lucidità, posso alzare il ritmo dell’assalto e tirare un paio di stoccate di fila. In questo periodo sto tirando un pochino meno - quello che è stato fatto, è stato fatto - e mi sto concentrando sull’affinare il gesto tecnico-schermistico in lezione e fuori dell’assalto”. Aveva rivelato all’ufficio stampa della FIS: “La pressione c’è, ma è un brio che piace, che rende più carichi per la partenza. La chiave è trovare l’equilibrio tra l’emozione, la determinazione e la giusta dose di rilassatezza, per vivere al meglio questa esperienza. Con i miei compagni - Enrico Garozzo, Marco Fichera e Gabriele Cimini, con i quali disputerà il 30 luglio la prova a squadre (ndr) - siamo un team eterogeneo, che sa attaccare e difendere, ci completiamo, possiamo affrontare chiunque”.