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Giampiero Boniperti, dal matrimonio con Rosi i tre figli: Giampaolo, Alessandro e Federica

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Giampiero Boniperti è stato una bandiera della Juventus. Nato il 4 luglio 1928 a Barengo, è morto venerdì 18 giugno 2021 per una insufficienza cardiaca, a quasi 93 anni. Per tutti il suo nome è bianconero, in quanto legato alla Juventus, squadra per la quale ha fatto e dato tanto. E non a caso è stato anche presidente onorario della Signora, dal 2006. Per quanto riguarda la vita privata, Boniperti ha avuto tre figli: Giampaolo, Alessandro, Federica. L’ex calciatore ha sempre detto di dovere molto a sua moglie Rosi, che gli ha garantito un equilibrio e una stabilità emotiva. Tra le sue frasi celebri, resta nella storia il mantra juventino: "Vincere non è importante: è la sola cosa che conti", slogan amatissimo dai tifosi. “Una testa senza capelli è più leggera anche per il calcio. E' giusto presentarsi in pubblico con un aspetto decente", altra frase da ricordare, a testimonianza di come la disciplina in casa Juventus è stata sempre una legge fondamentale. 

 

 

Tra le curiosità sul suo conto, Boniperti indossò anche la maglia del Torino. Lo fece il 26 maggio 1949 nel corso dell’amichevole organizzata per aiutare le famiglie delle vittime del drammatico incidente di Superga. Pochi ricordano che gli avversari lo chiamavano Marisa per la sua capigliatura: capelli biondi lunghi. Diciamo che ai tempi attuali la cosa avrebbe fatto discutere e non poco. Boniperti ha tagliato il traguardo delle 100 reti in Serie A prima di compiere 24 anni. Nel 1971 è diventato presidente. Resterà ai vertici della società bianconera fino al 1990. 

 

 

La sua visione di club guardava agli insegnamenti del calcio olandese interpretato da giovani fatti in casa, come Paolo Rossi, e talenti affermati, Scirea e Cabrini ad esempio. In questi anni soprattutto grazie a lui viene forgiato lo spirito Juventus proprio per quanto riguarda la disciplina richiesta ai calciatori. Lasciata al Juve ad inizio anni Novanta, Boniperti fu richiamato nell’estate del 2006 per rifondare la società travolta dallo scandalo Calciopoli.