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Fiorentina, brutta storia l'addio di Gattuso: figuraccia per Ringhio e Commisso

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Christian Campigli
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Un autentico terremoto. Un matrimonio finito prima di iniziare. E una città che, nonostante un amore smodato per la propria squadra di calcio, non riesce a trovare un condottiero in grado di portarla dove merita. Dopo appena ventidue giorni dalla presentazione in pompa magna, finisce tra insulti e accuse reciproche il sodalizio tra la Fiorentina e l'ormai ex allenatore, Gennaro Gattuso.

 

 

Nel tardo pomeriggio di mercoledì 16 giugno le prime voci, rimbalzate inizialmente in rete e che hanno poi trovato conferme nelle decine di radio impegnate ad aggiornare quotidianamente i tifosi viola. I motivi del divorzio sono ancora tutti da verificare. O meglio, esistono due versioni dell'intera vicenda assai distanti tra loro. La prima giunge da ambienti vicini alla presidenza Commisso: secondo la dirigenza, il tecnico calabrese avrebbe preteso come rinforzi per la propria rosa solo calciatori gestiti da un unico procuratore, ovvero Jorge Mendes. Quest'ultimo avrebbe presentato una serie di opportunità, giudicate però troppo care dall'imprenditore italo-americano. Sia a livello di cartellini, che di ingaggio. Sono inoltre state bollate come “assurde” le pretese per le intermediazioni: oltre quindici milioni di euro. Inoltre il procuratore portoghese avrebbe preteso di gestire in modo pressoché totale il mercato della compagine gigliata, dettando cifre, tempi e modalità per acquisti e cessioni. Completamente diversa la versione fornita da persone vicine all'entourage dell'ex centrocampista del Milan. Ringhio, fin da subito, avrebbe chiarito con Rocco Commisso la necessità di rinforzare in modo significativo una rosa che, lo scorso anno, ha raggiunto con numerosi stenti la salvezza. “Se l'obiettivo per il prossimo anno è l'Europa League, servono almeno sei acquisti di grande caratura”.

 

 

Una richiesta chiara, che il presidente avrebbe avallato. Almeno in un primo momento. Salvo poi cambiare opinione di fronte alla richiesta di venti milioni da parte del Porto per il cartellino di Sergio Oliveira, uno dei centrocampisti giudicati indispensabili da Gennaro Gattuso. Senza dimenticare la grana relativa al rinnovo dell'attaccante Dusan Vlahovic, corteggiato da mezza Europa, capace lo scorso anno di marcare ben ventuno reti. Quel che è certo è la pessima figura che, l'ex tecnico del Napoli da una parte e la compagine viola dall'altra. hanno fatto agli occhi di una città innamorata di quei colori. Rocco Commisso, giunto in Italia come una sorta di salvatore dopo gli ultimi, complicati anni della gestione Della Valle, si è prima scontrato col sindaco Dario Nardella sulla ristrutturazione dello stadio, salvo poi prendersela con la burocrazia del nostro paese e con la stampa, colpevole, secondo il suo giudizio, “di scrivere e dire un sacco di porcherie”. La verità è che, per adesso, i risultati sul campo sono stati assai deludenti. I tifosi viola, complice anche la pandemia, hanno sopportato in silenzio. Concedendo all'imprenditore di origine calabrese un periodo di apprendistato. Nel corso del quale sono stati tollerati anche alcuni, clamorosi errori (la cessione di Federico Chiesa su tutti). Un lasso di tempo e un margine di fiducia assoluta che si sono però ormai esauriti. Questa, agli occhi della curva Fiesole, deve essere l'anno del rilancio e della qualificazione alle coppe europee. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, la sensazione è che sarà un mercato di basso livello. E che verrà scelto un allenatore di modeste pretese e fortemente aziendalista. Le trasferte in Ucraina o in Macedonia, in Inghilterra piuttosto che in Belgio dovranno attendere ancora.