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Ternana, Bandecchi e la serie B: "Defendi è il mio Virgilio"

 annibaldi, melasecche, bandecchi e latini

Il presidente elogia il capitano e guarda avanti: "Voglio il derby con il Perugia"

Michele Fratto
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L’emozione è ancora tanta nella voce del presidente Stefano Bandecchi. L’adrenalina, la gioia per aver centrato una storica promozione dopo tre anni a navigare tra le secche della Lega Pro sono troppo forti per essere nascoste. Il numero uno della Ternana ripercorre quanto fatto per tagliare la linea del traguardo e rilancia con forza la sua visione industriale che il calcio moderno deve avere insita nella propria anima. Tutto con ancora un mese di campionato da giocare per onorare i record e tagliarne altri, prima di iniziare a collegarsi sul da farsi per affrontare la nuova avventura in Serie B. Insomma, un weekend di Pasqua e un compleanno di 60 anni che Stefano Bandecchi non dimenticherà facilmente.

 

Presidente Stefano Bandecchi, cosa ha provato sabato al triplice fischio finale? “Gioia e soddisfazione per aver dimostrato di essere un uomo di parola. Nell’anno della retrocessione mi sono assunto ogni responsabilità, sapendo di dover lavorare in maniera intensa per far tornare la Ternana dove l’avevo presa. Mi sono impegnato al massimo per mantenere la promessa fatta con tutte le parti chiamate in causa”. Quindi il pensiero, oltre che ai tifosi e alla città di Terni, va anche alle persone che con lei hanno percorso questo tragitto che ha riportato la società dove merita? “Certo. Non dimenticherò mai tutto il lavoro svolto dietro le quinte dai dipendenti, che con me si sono impegnati al massimo per tagliare il traguardo della promozione. Inoltre, posso considerare Defendi il mio Virgilio. Il capitano insieme a me è sceso all’inferno, passando per il purgatorio prima di tornare in paradiso”. Durante i festeggiamenti l’abbiamo vista mulinare a terra il martello di Thor. Un gesto che ha un significato particolare? “Il vicepresidente Paolo Tagliavento me lo ha regalato per i miei 60 anni e io ho voluto ribadire con quel gesto che il Liberati è casa mia. La Serie B è un punto di partenza, però a fine campionato dovrò prendermi del tempo per alcune riflessioni”. Momento di riflessione sul sistema calcistico in Italia? “In una visione moderna corretta le aziende calcistiche devono diventare dei modelli socio-industriali-calcistici, altrimenti non hanno più senso di esistere. Le aziende devono essere collegate ad altri progetti e avere come corollario il prato verde. Si deve cambiare marcia da questo punto di vista”. Si riferisce, quindi, al progetto stadio-clinica che ha presentato durante l’anno corrente? “ Ci deve sempre essere un progetto e ci deve essere sempre la possibilità per un’impresa di occuparsi di calcio. L’Umbria ha due grandi province da portare avanti attraverso una mentalità vincente. Per questo le dirò di più. Spero l’anno prossimo di fare il derby in Serie B, perché sarebbe un segnale forte a livello nazionale di presenza dell’Umbria nel calcio che conta”.

 

Tornando al rettangolo di gioco, possiamo dire che la promozione è stata la vittoria della programmazione a lungo termine compiuta da lei e dalla sua società? “Ho cercato sempre di creare un ambiente che avesse la maglia e il territorio nel cuore. Per questo dobbiamo andare avanti con basi solide. Il direttore sportivo Luca Leone è uno dei migliori nel suo campo, e Cristiano Lucarelli si è dimostrato persona all’altezza del suo compito. Noi avevamo già una squadra composta da ragazzi seri ai quali abbiamo aggiunto dei calciatori nuovi con il medesimo senso di appartenenza nei confronti dei colori societari”. Una volta terminata la stagione e il suo periodo di riflessione, cosa succederà? “Dovrò capire se andare avanti per un altro triennio o se aver esaurito quest’anno il mio compito”.