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Alessio Hyseni, il calciatore umbro che il Covid non ha fermato: gioca nelle Far Oer

Tommaso Ricci
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Un giramondo. Uno che ha trovato il modo di viaggiare, di giocare a pallone e, insieme, di schivare l’emergenza Covid. Di fare le prime due cose in ragione della terza e viceversa. Alessio Hyseni, 24 anni, origini albanesi ma nato a Castiglione del Lago e residente a Passignano, è l’unico calciatore umbro (e forse anche d’Italia) che in quest’ultimo anno, tra lockdown e stop vari, ha potuto giocare ininterrottamente nonostante il virus.

 

 

A marzo scorso, infatti, dopo aver lasciato l’Italia che lo ha reso uomo e calciatore ed essere stato acquistato dal Partizani di Tirana, in Albania, è andato in prestito al Klaksvik, nelle Far Oer, un arcipelago che fa parte del Regno di Danimarca e che comprende 18 isole. Lì, a metà strada tra l’Islanda e la Norvegia, in mezzo all’Atlantico del Nord, dove piove in media 260 giorni all’anno e d’estate, se fa caldo, la colonnina di mercurio dice 10, il Covid in pratica sanno cos’è più da quello che hanno letto o sentito che da quello che hanno vissuto: 661 casi in un anno, un solo decesso, tanto per darne la dimensione. “Diciamo che mi sono ritrovato nel posto giusto al momento giusto - racconta Alessio, dopo l’esperienza danese passato fino a maggio al Bylis, sempre in Kategoria Superiore, la serie A albanese -, perché le Far Oer sono stati tra i primi Paesi ad aver fatto ripartire il calcio. Abbiamo iniziato ad allenarci ad aprile 2020 in piccoli gruppi da 4 o 5, ma nel giro di una settimana siamo tornati a fare sedute di gruppo. A maggio, poi, è partito il campionato. Per i primi quattro mesi le gare si sono disputate a porte chiuse, poi è tornato tutto alla normalità”. Con i tifosi sugli spalti. “Negli stadi dove ci sono gli spalti - sorride Alessio -, perché in molti impianti gli ultrà seguono la partita e tifano dall’interno delle proprie auto. Tutto relativo, però normalità, sì”. Ma anche nella vita di tutti i giorni? Quella fuori dal rettangolo di gioco, per intenderci? “Sì - fa ancora Hyseni -. Sono un Paese piccolo, non c’è tanta gente in giro (la densità di popolazione è di 34,8 abitanti per chilometro quadrato, a Perugia ad esempio è 368,7, ndr). Era tutto aperto: bar, ristoranti, palestre. Non c’erano regole particolari da rispettare sul distanziamento o sull’utilizzo della mascherina”. Una normalità che gli ha consentito, unico nel suo genere, di giocare normalmente la domenica come se niente fosse, per tutto il primo semestre del 2020.

 

“Sono andato lì per recuperare da un intervento al tendine d’Achille e trovare continuità - sono le sue parole -, avevo pure l’opportunità di disputare i preliminari di Europa League contro lo Slovan Bratislava ma le gare sono state rinviate a settembre per il Covid e, nel frattempo, il mio contratto è scaduto...”. E il sogno è rimasto tale. “Sono rientrato al Partizani, quindi al Bylis dove rimarrò fino al termine del campionato, a giugno. Poi tornerò a Passignano da papà Petrit e mamma Elsa, loro sono stati tra i primi albanesi a sbarcare a Brindisi da Valona nel 1991”. Un combattente, Alessio. “Mi piace giocare da centrocampista davanti alla difesa - chiude - e lottare su ogni pallone. Anche se il mio idolo da bambino era uno più tecnico che fisico: Ronaldo, il Fenomeno”. Fenomenale anche Alessio. Unico calciatore ad aver schivato l’emergenza Covid.