Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Perugia, gli 80 anni del "profeta" Galeone

Foto: Il Centro

Indimenticabile la panchina del Grifo ai tempi di Gaucci, il 4-3-3, Max Allegri e il calcio champagne. Quanti successi a Pescara

  • a
  • a
  • a

Giovanni Galeone festeggia 80 anni. Oltre 50 anni trascorsi sui campi di calcio, prima da centrocampista e poi da allenatore amante del calcio champagne. Galeone nasce il 25 gennaio 1941 a Napoli, città in cui lavora il padre (ingegnere dell’Ilva), e trascorre l’adolescenza a Trieste. Inizia a giocare nelle giovanili del Ponziana, poi Monza, Arezzo, Avellino, Vis Pesaro, Nuorese, Entella, Monfalcone e, dal 1966 al 1974 all’Udinese. Bravo tecnicamente, racconta Italpress, da giovane è capitano della Nazionale Juniores che annovera i vari Albertosi, Rosato, Cera, Facchetti e Corso, però da giocatore non riesce a sfondare. Chiude la carriera in Friuli e inizia ad allenare nelle giovanili bianconere. Poi alcune esperienze in terza e quarta serie fino alla chiamata della Spal in C1. Resta a Ferrara due anni (un quarto posto e una salvezza sofferta), poi la svolta. Nell’estate del 1986 Franco Manni, direttore generale del Pescara, gli affida la panchina dei biancazzurri. Nella squadra, reduce dalla retrocessione in C, ci sono tanti giovani e non c’è la possibilità di fare grandi investimenti. In seguito, a causa della radiazione del Palermo, il Pescara viene ripescato in B e al termine di una cavalcata straordinaria conquista un’insperata promozione in A. Galeone esalta le qualità dei baby Andrea Camplone, Cristian Bergodi, Giacomo Dicara, Franco Marchegiani, Rocco Pagano e Gianluca Gaudenzi, a centrocampo la guida è l’attuale allenatore dell’Atalanta Gian Piero Gasperini, in attacco esplode Stefano Rebonato, capocannoniere con 21 reti. È il primo trionfo di Galeone che nella stagione successiva conduce il Delfino alla salvezza (l’unica nella storia del club) anche grazie agli innesti del brasiliano Leo Junior e del bosniaco Baka Sliskovic operati dalla società, nel frattempo rilevata da Pietro Scibilia. Memorabili le partite vinte al Meazza al debutto contro l’Inter (0-2) e il successo casalingo con la Juventus (2-0) di un gruppo che esprime un calcio spettacolare, sempre con il modulo 4-3-3, marchio di fabbrica del Gale che attira l’interesse di club prestigiosi In seguito, dopo la parentesi di Como, torna a Pescara nel 1990 sostituendo Carlo Mazzone e nella stagione successiva porta di nuovo i biancazzurri in A. È il Pescara di Ubaldo Righetti, Totò Nobile, Michele Gelsi, Edi Bivi, Ricky Massara (ora ds del Milan) e Massimiliano Allegri, l’ex tecnico della Juve che Galeone soprannomina “sentenza” perché interviene sempre su questioni tattiche durante gli allenamenti. Allegri diventa il suo figlioccio, il rapporto strettissimo tra i due resiste tuttora (“Max è un genio, è senza dubbio il migliore di tutti”, ripete spesso Galeone). L’avventura in biancazzurro si interrompe alla 25esima giornata del torneo di A 1992-93, quando la società promuove al suo posto Vincenzo Zucchini senza riuscire a evitare il ritorno in B. Galeone prosegue la carriera vincendo altre due volte il campionato cadetto con l’Udinese del patron Pozzo nel 1995 (ci sono Calori, Helveg, Scarchilli, Desideri, Poggi e Carnevale) e il Perugia di Gaucci nel 1996 (di nuovo con Allegri, in squadra figurano Giunti, un altro suo pupillo, Goretti e Negri). Una stagione esaltante quella vissuta a Perugia dove diventa “il Profeta” regalando un calcio spumeggiante che lo ha reso una delle leggende del club per tutti i tifosi. Infine, allena con alterne fortune a Napoli, di nuovo a Pescara, ad Ancona e a Udine, dove chiude con il calcio nel 2007. “Avrei potuto ottenere qualcosa in più”, ha detto tempo fa, “ma le mie 4 promozioni in A e la storica salvezza con il Pescara non sono cose da poco”.