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E' morto Paolo Rossi, aveva 64 anni. Campione del mondo nel 1982 e mito del calcio azzurro

La moglie Federica Cappelletti: "Per sempre"

Giuseppe Silvestri
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E' morto Paolo Rossi. E' stata la moglie Federica Cappelletti a dare la notizia ufficiale dal suo profilo Instagram, pubblicando una loro foto insieme accompagnata da due sole parole: per sempre. Accanto un cuore. Frase commovente anche nel suo profilo Facebook: "Non ci sarà mai nessuno come te, unico, speciale, dopo te il niente assoluto". Pablito, bomber dei mondiali del 1982, vinti dall'Italia in Spagna, aveva 64 anni, ucciso da un male incurabile. Un mito del calcio azzurro e mondiale che si spegne pochi giorni dopo Diego Armando Maradona.

 

Era nato a Prato il 23 settembre 1956 e in quel 1982, considerato da molti italiani l'anno più bello della storia del calcio azzurro, conquistò anche il Pallone d'oro. Nel corso della sua carriera ha vinto inoltre due scudetti con la Juventus di Giovanni Trapattoni negli anni Ottanta, una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa europea e la Coppa dei Campioni del 1985.

Dopo le giovanili tra Santa Lucia, Ambrosiana e Cattolica Virtus, passa alla Juventus a soli 16 anni ma nelle varie categorie under colleziona infortuni su infortuni e subisce ben tre operazioni al menisco. Eppure l'1 maggio 1974, esordisce in prima squadra in Coppa Italia a Cesena: non aveva ancora 18 anni. Nel 1975 il passaggio al Como e campionato non brillante, soltanto sei presenze e nessun gol. Nell'estate del 1976 la svolta. Il Lanerossi Vicenza lo prende in comproprietà dalla Juve e alla corte dell'allenatore Giovan Battista Fabbri, Pablito esplode: bomber prima in Serie B e l'anno successivo in A (21 e 24 gol), E' il 1978 quando il commissario tecnico Enzo Bearzot lo convoca per i mondiali in Argentina, dove l'Italia arriva quarta. Il Vicenza riesce a tenerlo, ma la stagione successiva non è esaltante. Subisce un nuovo infortunio, mette a segno 15 reti che non sono sufficienti a salvare il Lanerossi dalla retrocessione. Trattato a lungo dal Napoli, finisce invece al Perugia: 28 partite e 13 reti. Dopo la squalifica per la vicenda del calcio scommesse, nell'aprile del 1982 torna a indossare la maglia della Juventus, disputando tre partite, segnando un gol e conquistando lo scudetto. E arriva la convocazione per i mondiali dove diventa definitivamente una stella del calcio: dopo un inizio difficile rifila tre gol al Brasile, due alla Polonia e uno in finale alla Germania. L'Italia guidata da Enzo Bearzot solleva al cielo la coppa di campione del mondo, non accadeva dal 1938.

Nella Juventus rimane i tre anni successivi, collezionando complessivamente (in campionato) 83 presenze e 24 gol e vincendo ancora uno scudetto, la Coppa delle Coppe, la Supercoppa Uefa e la Coppa dei Campioni. Nell'estate del 1985 il passaggio al Milan (20 partite, 2 gol) e infine una stagione nel Verona (20 gare, 4 reti), l'ultima da professionista, carriera interrotta per i problemi alle ginocchia che hanno sempre condizionato la sua vita da bomber. Nel complesso con le maglie di club 341 partite e 134 gol, mentre con la nazionale 48 e 20 reti. E' e resterà uno dei giocatori più amati della storia del calcio italiano.