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Superlega, comanda la Sir: "Sono due i segreti del successo"

 heynen e sirci

Il presidente Sirci spiega le ragioni del successo di Perugia

Luca Mercadini
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]l giorno dopo l’impresa di Trento, Gino Sirci gongola. Il presidente si gode il primato inatteso di Superlega e guarda lontano. Non prima, però, di aver indicato i segreti del successo della sua creatura. Che, a suo dire, sono due.
“Prima cosa, la Sir vince perché è una grande squadra. Le grandi squadre - spiega il presidente - sono quelle che quando il set arriva a 22-23 punti o si va ai vantaggi, ti danno una possibilità, massimo due. Se sbagli ti trafiggono. Non perdonano. Questa è oggi la Sir. Ma non solo nella partita di Trento, è così da inizio stagione. Dalla gara con Modena in semifinale di Supercoppa a tante altre partite. Ricordo i match con Vibo, Verona, Padova, Piacenza. Tutte partite dove ci sono stati set tiratissimi, ma nel momento decisivo gli altri sbagliavano e noi non perdonavamo. Abbiamo una tenuta mentale e fisica che ci permette di essere superiori quando l’intensità della partita si alza e il gioco si fa duro. Siamo spietati perché la concentrazione è impeccabile e quando è il momento di stringere noi ci siamo sempre. E’ il dna delle grandi squadre e noi siamo una grande squadra. Oggi mi sento di gridarlo ai sette venti”.
Diceva di due segreti. Ne manca uno.
“L’allenatore è l’altro. Dico Heynen perché riesce a trasformare i giocatori. Time out, sostituzioni, allenamenti e tattica. Mi piace il suo agire”.
Eppure lei con i coach non va proprio d’accordo...
“Certo, anche perché sono anni che faccio pallavolo e ormai credo di capirci qualcosina. Ne ho viste tante e penso di poter dire la mia. Per questo mi sento di intervenire in favore di Vital (heynen, ndr). Ha grandi meriti in questo avvio fulmineo. Ter Horst opposto è una sua invenzione, un vero e proprio capolavoro. E le indicazioni di mercato che ci ha dato stanno rispondendo in pieno alle aspettative. L’olandese l’ha voluto lui, Zimmermann che a Trento è stato molto bravo è una sua scelta. Che sia chiaro, non pendo dalle sue labbra. Ma sinceramente mi riconosco molto in lui, nella sua mentalità e nel suo fare. Ha un carattere simile al mio e un modo di pensare le cose che si avvicina molto al mio. Come tecnico, poi, è sempre sul pezzo e sempre alla ricerca di quelle sfumature che alla fine fanno la differenza”.
Ma dica la verità, a Trento pensava davvero di vincere a mani basse?
“Sinceramente prima della gara davo un 50% di vittoria a noi e altrettante possibilità alla squadra di Lorenzetti. Di certo non pensavo a tre punti, semmai a un successo al tie break. Trento aveva vinto alla grande nella giornata precedente e speso molto in estate. Una squadra di campioni con le giuste e naturali ambizioni. Invece è arrivata una vittoria piena e le ragioni di questo successo e di questo avvio di stagione stanno nei due piccoli segreti che vi ho raccontato. A cominciare da quel cinismo nei momenti chiave che anche Lorenzetti ha sottolineato nel dopo gara".