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Sarri, dalla Seconda Categoria allo Scudetto. L'impiego in banca, la carriera e quel sassolino...

Nicola Uras
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Dalla Seconda categoria allo Scudetto. Maurizio Sarri, 61 anni, ce l'ha fatta. Ha completato un'impresa lunga trent'anni che lo ha portato ad allenare in tutte le categoria sino a vincere il massimo campionato italiano. Nel 1990 allenava lo Stia (Seconda categoria, provincia di Arezzo), nel 1999 il Tegoleto (Eccellenza) e decide di lasciare l'impiego fisso alla Banca Toscana (si occupava di grandi transazioni internazionali) per puntare tutto sul calcio. Nei professionisti ci arriva sul campo vincendo coppe e campionati con Sansovino e Sangiovannese.

 La sua storia esce fuori dai confini toscani e inizia il suo personale giro d'Italia delle panchine, spesso poco capito. Pescara, Arezzo (quattro mesi in altalena con Conte, ma che bastano per pareggiare con la Juve in B e vincere con il Milan in Coppa Italia), Avellino, Verona. A Perugia subentra a inizio campionato, riporta in quota la squadra partita male, vince i derby con Arezzo e Ternana, ma dopo Natale viene esonerato, la squadra va per la sua strada e la società da lì a poco fallirà. E ancora Grosseto, Alessandria, Sorrento. Al di là dell'anedottica - a volte un po' stereotipata e banale che lo sovrasta (scaramanzia e i famosi 33 schemi su palla inattiva) - il suo è un calcio di grande preparazione analitica. Poi l'Empoli, la vittoria della Serie B, l'esordio in A a 55, i tre anni bellissimi di Napoli e lo Scudetto sfiorato, il Chelsea e la vittoria dell'Europa League, la chiamata della Juventus e lo Scudetto non più sfiorato ma vinto. E in conferenza si toglie un sassolino: "Pochi allenatori in attività hanno vinto in Italia e in Europa...".