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La rinascita dopo il tumore: "Bentornato Matti, uomo infinito"

Tommaso Ricci
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Voi non avete capito. Ma forse, ancora, nemmeno lui l'ha fatto. Matteo che è un gigante, che ha spostato una montagna, Matteo che domenica si è trovato di fronte ai cinque minuti più brevi e più belli della sua vita e non ha ancora realizzato. “Quei cinque minuti - racconta lui, il giorno dopo - mi sembravano pochissimi. Ma, in fondo, anche tutta la mia vita”. Quella che uno di nome Hodgkin ha provato a togliergli col suo linfoma dieci mesi fa, di nascosto, durante un allenamento di mattina a Torgiano. E che, non riuscendo a prendergliela, ha tentato di rovinargliela. “Non ce l'ha fatta - sorride, ora, Matteo Montegiove, attaccante classe 1991 attualmente in forza al Todi, nel campionato di Promozione B, che domenica a Giove è tornato in campo al 90' per giocare cinque minuti dopo dieci mesi vissuti a combattere contro un tumore al sistema linfatico -, ha fiaccato il mio fisico, ma non la mia forza della vita. Sembra stano, ma sento quasi di ringraziarlo, perché dopo tanta sofferenza adesso mi fa apprezzare le piccole cose. E dare il giusto peso a tutto”. Trecento secondi - Trecento secondi che, di domenica, non bastano nemmeno a leggere tutti i risultati delle partite. E, invece, sono riusciti a restituirlo al calcio. “ Diciamo che arrivati a quel punto della partita pensavo di rimandare ancora una volta il mio rientro perché mancava davvero poco alla fine, poi invece... - racconta Matti - Ci sono riuscito. Appena il mister Montecchiani mi ha detto di andarmi a scaldare, dopo trenta secondi ero già pronto e sarei voluto entrare, scalpitavo. Quando poi ho fatto il mio ingresso in campo, beh, un po' di emozione c'è stata: il primo a darmi il benvenuto è stato Lorenzo (Tarpani, ndr) dandomi il cinque e dicendomi: ‘bentornato Matti”. Una sensazione bellissima”. Riecco Montegol - Immagini, pensieri, ricordi, sogni: c'era tutto in quei sette-otto passi che, al piccolo trotto, lo hanno riportato nel suo ambiente, l'area di rigore, dove si è sempre trovato bene e dove vuol tornare a fare gol. Adesso, grazie a Hodgkin, gli avversari non possono non sembrargli più piccoli di quello che sono. “Sono entrato con il solo pensiero di fare bene e con tantissima voglia di segnare a tutti i costi anche se sapevo che mancava pochissimo alla fine della partita. Lì per lì, non ho proprio realizzato che stavo ritornando in campo dopo quasi dieci mesi - sono ancora le parole di Montegiove -, poi, quando sono salito in macchina per tornare a casa, ho pensato che sono un ragazzo fortunato ad aver giocato quello scampolo durante il recupero. Qualcuno che si è ammalato come me e che ora non c'è più, questa opportunità, non l'ha nemmeno avuta e non la potrà mai più avere”. Il futuro - Pregherà per loro, Montegiove, magari in macchina, solo coi suoi pensieri, di ritorno da una partita in cui avrà pure segnato. “Ma adesso voglio solamente guardare avanti e cercare di tornare al 100 % il prima possibile - aggiunge Montegiove -. Intanto mi godo, comunque, questi bei momenti in cui ho sentito forte il calore degli amici veri e di chi mi vuole bene. Dopo la partita, oltre a Daniele Storti che è venuto ad abbracciarmi, mi sono arrivati tanti messaggi e chiamate per sapere se avessi esordito o memo. Da Mortaro a Matteo Luzi, poi gran parte di loro li ho incontrati al bar del mio paese. Simone (Mortaro, ndr) mi ha telefonato appena finita la gara, mi ha incoraggiato a continuare così. Poi Daniele (Storti, ndr) che ha pubblicato su Facebook quel video del mio ingresso in campo con tanto di applausi del pubblico e di post con su scritto ‘Oggi è un giorno speciale'... Mi hanno commosso, non finirò mai di ringraziarli per quello che hanno fatto e stanno ancora facendo per me”. Compagni modello - Tarpani e Storti, adesso, se li ritrova pure nello spogliatoio. “Con Lorenzo già mi ero allenato diversi anni fa anche quando ero più giovane e, oltre a essere una bella persona, bisogna solo che ammirarlo per le corse che ancora fa per i compagni. Aiuta tutti e parla quando deve parlare! Spero di riuscire a imparare tanto da lui soprattutto i movimenti e come far gol, non penso ci sia persona più adatta a insegnarmelo. Storti, poi, è una grande persona dentro e fuori dal campo, un esempio. E vi svelo che difficilmente la pensiamo in maniera diversa quando parliamo di calcio”. Quello che Matteo gioca di nuovo e che lo fa divertire. Bentornato Matti, uomo infinito che non ha perso mai il sorriso.