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Santarelli, un argento costruito a Foligno

Nicola Uras
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Da Foligno a Rio de Janeiro. Da lu centru de lu munnu ai Giochi Olimpici numero trentuno. Andrea Santarelli ce l'ha fatta: una manciata di minuti prima della mezzanotte, mentre in Italia i fuochi pirotecnici annunciavano il Ferragosto, è salito sulla pedana e ha dato il suo contributo all'Italia della scherma, specialità spada, per la conquista della medaglia d'argento (LA FINALE). Un'altra serata di festa per l'Umbria dopo l'oro nel tiro a volo, specialità skeet, conquistato dalla pievese Diana Bacosi (IL TRIONFO). Quella di Andrea è la dodicesima medaglia conquistata da atleti umbri, un bottino che potrebbe ulteriormente crescere con lo spoletino Ivan Zaytsev, trascinatore dell'Italvolley (LA SPEDIZIONE UMBRA). Lo spadista folignate era la riserva designata nell'Italia della spada, un ruolo comunque fondamentale durante gli ultimi allenamenti in Brasile, ma nel corso dell'assalto alla Francia il commissario tecnico Sandro Cuomo ha deciso che c'era bisogno anche di Andrea.  Che racconta al Corriere le emozioni della sua prima Olimpiade, la medaglia d'argento, la sua storia e i suoi prossimi obiettivi. "Nella scherma, riferisco un concetto sviluppato con il nostro mental coach nei giorni scorsi, la nostra forza sta nell'essere prima uomini fuori dalla pedana e poi atleti. Ecco - spiega Andrea - è stato esattamente il mio percorso, dall'età in cui ho iniziato questo sport a ora ho affrontato anche situazioni difficili. A iniziare dalla morte del mio maestro Carlo Carnevali (LA DEDICA SU FB). A quattordici anni mi sono sentito solo, ho dovuto fare scelte importanti con la mia famiglia e senza che nessuno si senta offeso posso dire di essermi formato da solo nonostante il grande contributo del secondo mio maestro, Daniele Pantoni, e il Club Scherma Foligno. Ho preso scelte rischiose per la mia carriera, in primis restare proprio a Foligno anziché andare via come fanno tutti gli schermidori a un certo livello. Restare nella mia città è stata una mia scelta esclusiva e si è rivelata centrale per il proseguo della mia carriera. A Rio ho pensato ai tanti sacrifici e alle scelte fatte ed è arrivato un atleta consapevole di tutto questo percorso”. SERVIZIO COMPLETO SUL CORRIERE DELL'UMBRIA DEL 17 AGOSTO