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Ora la Coppa Italia, poi il campionato. Ma senza tifosi che sport è?

Cristiano Ronaldo (LaPresse)

Luca Mercadini
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Il calcio italiano di serie A riparte il 20 giugno, intanto è ripartita la Coppa Italia. La decisione è stata presa durante l'incontro tra il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora e i vertici della Federcalcio tenutosi il 28 maggio scorso. Ciò ha scaturito la divisione degli appassionati di calcio in due fazioni: i “pro-ripartenza”, che non ritengono giusto che il calcio si fermi quando tutta Italia sta cercando di ripartire; e gli “anti-ripartenza” i quali credono che non sia assolutamente corretto riprendere il campionato per rispetto delle persone che hanno perso la vita a causa di questo virus, a prescindere dal fatto che i numeri della pandemia stiano migliorando o meno. Secondo quest'ultimi sarebbe solo una questione di interessi che spesso vengono preposti a situazioni più urgenti, come in questo caso. Un aspetto interessante venuto a galla a seguito di un recente sondaggio, che io tengo a sottolineare, consiste nel fatto che i “pro-ripartenza” risultano essere in netta minoranza rispetto agli “anti-ripartenza”: solo il 20,78% contro il sovrastante 79,22%. Adesso che sappiamo chi ha vinto, proviamo a immaginare il perché di questa schiacciante vittoria, partendo dal seguente dato di fatto: il calcio è uno degli sport più seguiti a livello mondiale. Uno dei fattori che contribuiscono a renderlo tale è senza dubbio la presenza dei tifosi negli stadi dettata dalla passione. Un tifoso si può definire quindi, come un appassionato (in questo caso di calcio). Il nostro calcio purché possa ripartire in sicurezza, deve adottare una serie di misure restrittive tra le quali vi è l'obbligo di disputare gli incontri a porte chiuse per evitare nuovi contagi. Questo vuol dire: stadi senza tifosi e perciò completamente vuoti. Ma se si priva il calcio dei propri appassionati, questo diventa uno sport senza passione. La passione è un'emozione che deve essere alla base di qualsiasi sport, poiché essa spinge i tifosi a sostenere la propria squadra del cuore; come d'altronde spinge chi lo pratica a dare il massimo. Inoltre, un calcio senza tifosi potrebbe essere difficile da giocare anche per i calciatori stessi. Per esempio, quando segnano un gol sono costretti ad esultare completamente soli, senza nemmeno potersi congiungere in un abbraccio con i propri compagni e non possono più sentire gridare il loro nome dallo speaker né tantomeno i propri tifosi rispondere gridando il loro cognome. Tuttavia, sebbene la maggior parte dei calciofili non sia d'accordo sulla ripresa del campionato, le autorità competenti hanno deciso che il calcio italiano non si può fermare. Così facendo hanno accontentato quei pochi i quali vogliono che i loro beniamini tornino in campo pur dovendoli seguire da casa. Come si evolverà la situazione ora? La ripresa della Serie A e di tutte le altre competizioni nazionali non metterà a repentaglio la credibilità del cosiddetto “gioco del pallone” in Italia, visto che un calcio senza tifosi allo stadio si può reputare un calcio senza passione? Sicuramente quando si prende una decisione importante come questa, il rischio c'è sempre; ma come cantava Lucio Battisti «lo scopriremo solo vivendo». Andrea Tomassini