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L'Umbria e Sandro Mazzola: i ricordi di Ternana, Perugia, Gualdo e Simoni

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Luca Mercadini
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“Pronto, parlo con Sandro Mazzola?”. “No, con Gianni Rivera”. La risposta, arguta e pungente, è una battuta. Che riassume però, nella sua semplicità, l'affetto, l'amicizia e l'inguaribile rivalità con il Golden Boy, l'altro protagonista della staffetta. Quella di Mexico City naturalmente. Non di solo staffette, tuttavia, ha vissuto Mazzola. E nella sua carriera, lunghissima, da atleta e dirigente, non mancano i legami con l'Umbria. Che ha toccato in tutte le sue realtà professionistiche. Terni, dove il 15 aprile 1973 segnò il gol partita interista contro i rossoverdi di Corrado Viciani, alla prima esperienza in A. Perugia, dove a fine carriera strappò a fatica un pareggio e una vittoria allo scadere, nel '76 e nel ‘77. “Ricordo che erano sempre trasferte toste, veramente dure”. E che lo segnarono anche quando, direttore sportivo dell'Inter, lasciò al Curi tre punti nella gara d'esordio di mister Boskov sulla panchina del Perugia. Ma i ricordi di Mazzola si legano ancor di più a due figure che hanno lasciato un segno indelebile a Gualdo e a Gubbio. “Ero molto amico di Angelo Barberini, presidente del Gualdo. Legammo per via della comune fede interista, lui da giovane era stato un mio grande tifoso e quando lo conobbi iniziò una collaborazione tra l'Inter e il Gualdo. Ricordo che a quel tempo, mi riferisco alla metà degli anni Novanta, alcuni nostri giovani vennero in Umbria e si comportarono anche piuttosto bene. Poi continuammo a collaborare anche quando passai al Torino”. Grazie a Mazzola, i biancorossi poterono schierare gente del calibro di Arturo Di Napoli, Alessandro Conticchio, Fabio Di Sauro e Renzo Tasso che approdò poi anche al Perugia. “Ho un gran bel ricordo di Barberini” dice Mazzola. Da Gualdo a Gubbio dove Luigi Simoni, scomparso pochi giorni fa, ha scritto pagine di storia, forse irripetibili. “Era un amico Gigi, eravamo molto legati. Era uno che sapeva di calcio, uno che ti prendeva e ti raccontava la sua storia della partita. La prima volta, quando tornavi in gruppo, pensavi vabbè na na, non ci ha preso. La seconda volta pensavi che mah, forse aveva un po' di ragione. La terza ti convincevi che aveva ragione lui. Sapeva analizzare alla perfezione le partite. Era una persona cui ero molto affezionato. La sua è una perdita dolorosa per me”. Si chiude qui la conversazione con Sandro Mazzola, il nipote del grande Valentino, campione d' Europa in azzurro.