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Gubbio, la B come la coppa Uefa, Juanito alla Ronaldo, grazie maestro Gigi

Luca Mercadini
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Luca Mercadini Caro Gigi ti scrivo, Sì, perché lo so che stai leggendo. Anche da lassù ci guardi e ci segui. Come hai sempre fatto. Gubbio e l'Umbria non li hai mai dimenticati. Dicevi: la città è meravigliosa, i Ceri sono qualcosa di fantastico e la regione è stupenda. Quei tre anni sono stati indimenticabili. Unici, incredibili. Dicevi di aver vinto tanto, ma quella promozione in serie B non potevi proprio dimenticarla. Un evento eccezionale, impensabile. Un giorno ti lasciasti andare fino a paragonarla alla Coppa Uefa ottenuta con l'Inter, tanto era il trasporto per quell'impresa scolpita a lettere di fuoco nella storia rossoblù e nel cuore di ogni eugubino. Ricordo il primo giorno, il tuo arrivo, la folla del Barbetti, le televisioni e la sciarpa al collo, dono di un tifoso. Campionato di C2, non c'è più. Pensa, se fosse stato oggi, ci avrebbe privato di un grande successo. Dei 3.000 di San Marino e tu che correvi festante sotto la tribuna dell'Olimpico di Serravalle. Della notte con la città impazzita di gioia. E poi la scalata incredibile fino alla serie B. Una cima Coppi che nessuno aveva previsto e che molti consideravano insormontabile. Ma tu ripetevi: “Testa sulle spalle e sarà nostra”. In quella magnifica cavalcata sei stato decisivo. Hai costruito la squadra con Stefano Giammarioli, hai sostenuto Vincenzo Torrente nei momenti di difficoltà, hai condotto nella giusta direzione la società quando il vento tempestoso delle tipiche sfuriate all'eugubina faceva presagire esiti inconsulti. Ti sei gettato anima e cuore in una piccola realtà, tu che avevi visto il mondo. Parlavi di Ronaldo e di Juanito come se fossero campioni della stessa specie. Ti rivolgevi a Fioriti con lo stesso garbo che usavi con Moratti. E quando ti criticavamo (e lo abbiamo fatto, ahinoi) perché “difensivo” e “poco moderno”, la tua solita pacatezza faceva notare: “Con il Genoa nel 1975 ho vinto la B e davanti giocavano Bruno Conti, Oscar Damiani e Roberto Pruzzo”. Sì, lo so, hai dovuto sopportarci. Non era facile in mezzo a quella banda di matti della tribuna stampa del Barbetti. Ma l'hai fatto con quella eleganza signorile che sempre ha contraddistinto ogni tua opera. Grazie Gigi. Grazie di averci insegnato tanto. In questo triste giorno non posso aggiungere di più. Se non - come direbbero i tuoi amici Brera e Mura - ti sia lieve la terra. E lo sarà. Te lo deve.