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Gubbio, il medico sociale: "Se si riparte mi dimetto subito"

Il professor Corbucci osserva l'allenamento

Luca Mercadini
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Anche il prossimo campionato di calcio è a rischio. “Fino al momento in cui non sarà trovata una terapia efficace o un vaccino in grado di contrastare il Covid-19 - dice il professor Giangiacomo Corbucci, medico sociale del Gubbio - il solo ipotizzare una ripresa dell'attività di preparazione a metà luglio o a metà agosto dal punto di vista scientifico è aberrante”. E rincara la dose: “Il calcio è sport di contatto e nessun protocollo può garantire il “rischio zero”.  È altrettanto inaccettabile cercare di far ricadere sui medici sociali la responsabilità penale di eventuali nuovi casi di contagio”. Il medico rossoblù è sempre stato un passo avanti. Il 7 marzo scorso diceva: “La decisione di giocare a porte chiuse credo risponda a logiche di marketing, di interessi economici. Faccio fatica, da medico, a pensare che al primo posto sia stata posta la salute e la sicurezza degli atleti, dei tecnici, degli arbitri, di tutti quelli che operano in questo mondo. Dal punto di vista medico scientifico la ritengo un'aberrazione così come il solo ipotizzare la ripresa di questo campionato”. Il corso dei tempi gli ha dato ragione visto che l'assemblea dei presidenti di serie C con 52 voti su 59 votanti (6 astenuti e uno contrario) la scorsa settimana ha deciso per lo stop della stagione (ora l'ultima parola spetta al Consiglio Federale).  È stato probabilmente il primo medico sociale d'Italia a prendere una posizione netta. “Io parlo per la Serie C, ma non ci vuole molto a capire che per quanto concerne la salute e la sicurezza non ci sono categorie. Il problema esiste anche per i top club italiani ed europei. In Serie A e molti club di Serie B possono permettersi mega ritiri, massime misure di sicurezza, tamponi a raffica con costi elevatissimi e difficoltà logistiche insostenibili per la Serie C. Ma nonostante tutto questo non si è finora trovata una quadra proprio perché scientificamente tutte le precauzioni del protocollo, peraltro ancora da perfezionare, non garantiscono sicurezza al 100 per cento. Inoltre, ripeto, tentare di scaricare la responsabilità penale sui medici sociali è veramente inaccettabile. Molti colleghi minacciano di dimettersi e altri lo hanno già fatto come il responsabile del settore medico del Trapani che ha lasciato il club al quale era legato da quaranta anni”. Enrico Castellacci, storico medico della Nazionale ed attuale presidente della Libera Associazione Medici Italiani del Calcio (Lamica), ha detto: “Se i medici non saranno tutelati, si dimetteranno dal ruolo che hanno”. “Per quanto mi riguarda - conclude Corbucci - se non si trovano terapie o vaccini e si vuole ricominciare a giocare anch'io mi dimetterò immediatamente”.